• per la tua pubblicità su questa pagina: 3291948173

Salvaguardiamo il folklore pugliese

di MARIO CONTINO – La Puglia è una regione molto antica, il cui stesso nome è avvolto nel mistero e nella leggenda ed il cui vasto territorio racchiude tradizioni millenarie degne della più ampia divulgazione possibile. Da diversi anni mi occupo del folklore pugliese, percorrendo la regione da Nord a Sud, visitando castelli, antiche masserie, chiese e cripte, grotte, tutti luoghi che conservano leggende e misteri, dal fantasma di questa o quella dama, ai segni del miracolo del Santo o del Beato di turno.

Non mancano neppure i riferimenti al simbolismo massonico esoterico, alcune volte giusto accennato e celato tra i capitelli del Barocco, altre volte ostentato con fierezza, soprattutto sulle antiche cappelle di alcuni dei cimiteri più antichi della nostra regione Bitonto o Lecce, giusto per citarne due.

Sono stati scritti diversi libri sulla nostra bella regione, sui suoi monumenti, sull’architettura, sulle bellezze naturali e culinarie ma, soprattutto, sul mistero e sul folklore, poichè è da questi che l’intera cultura regionale trae origine, da credenze, leggende, storie che sono proprie della tradizione contadina.

Ho pubblicato molti articoli giornalistici e ne produrrò ancora, descrivendo questi insoliti ma importanti aspetti culturali spesso sottovalutati e sminuiti dalla “reale” ignoranza di molte istituzioni che cercano le ricchezze del territorio calpestando i suoi veri diamanti.

Viviamo in una regione ricchissima, i tanti critici d’arte dovrebbero osservarla nell’insieme e giudicarla come uno dei capolavori artistici più belli del mondo, la cui autrice è addirittura “madre natura”, aiutata da un popolo umile ma dai saldi principi morali.

Eppure, chi come me prova a descrivere e divulgare questi aspetti, si ritrova spesso mal giudicato, forse deriso e sicuramente ostacolato da chi, forte di un potere illusorio e subordinato al popolo che di tal potere investe i suoi governanti, si permette di giudicare senza conoscere né i motivi che spingono uno studioso del folklore a richiedere le autorizzazioni necessarie per approfondire una data leggenda, né l’eventuale sfruttamento economico che egli potrebbe ottenere da tali studi.

In altre nazioni, infatti, dal folklore si è creata l’economia alla base della società, divulgando contemporaneamente le bellezze artistiche, architettoniche e letterarie del territorio. Lo studio del folklore, se correttamente intrapreso, è utile soprattutto a salvaguardare beni storico architettonici, grazie all’accrescimento dell’interesse collettivo sugli stessi.

Quello che si propone di fare il portale pugliafolklore.it, del quale sono gestore e che fortunatamente conta migliaia di visite di persone serie, colte, ed interessate. Ho deciso di andare avanti con gli studi personali su tali materie solo a seguito del successo del mio libro “Puglia Misteri & Leggende”, che mi ha aperto gli occhi sulla necessita di riavvicinare le persone a queste tematiche, argomenti che fanno parte del nostro vissuto, della vita dei nostri nonni e bisnonni, del nostro DNA.

Nei prossimi mesi saranno organizzati diversi convegni pubblici nei quali saranno discussi proprio questi interessanti argomenti, con serietà ed onestà intellettuale, nei quali spero che coloro che decidano di partecipare siano partecipi e protagonisti, dialogando con il sottoscritto.

In tal modo potremmo tutti riunirci, se pur per minima parte, alle nostre origini, ritrovare noi stessi, apprendere insieme leggende che sono quasi dimenticate e salvaguardarle preservandone le memorie.

Perchè dunque il folklore è così importante? Il termine folclore, o folklore dall’inglese folk (popolo) e lore, (sapere), si riferisce all’insieme della cultura popolare, intesa come (sapere popolare), conoscenze tramandate spesso oralmente e riguardanti usi e costumi, miti e leggende, con riferimento a una determinata area geografica ed una determinata popolazione.

L’origine del termine  viene attribuita allo scrittore inglese William Thoms (1803-1900) che, con lo pseudonimo di Ambrose Merton, pubblicò nel 1846 una lettera sulla rivista letteraria londinese Athenaeum, allo scopo di dimostrare la necessità di un vocabolo che si riferisse a tutti gli studi sulle antiche tradizioni popolari inglesi.

Il termine fu accettato dalla comunità scientifica internazionale dal 1878, per indicare tutte quelle espressioni culturali comunemente denominate “tradizioni popolari”.

«Le storie antiche sono, o sembrano, arbitrarie, prive di senso, assurde, eppure a quanto pare si ritrovano in tutto il mondo. Una creazione “fantastica” nata dalla mente in determinato luogo sarebbe unica, non la ritroveremmo identica in un luogo del tutto diverso». (Claude Lévi-Strauss)

Il folklore, in particolare i miti ed i loro intrinsechi significati, furono oggetto di studio del famoso antropologo Claude Lévi-Strauss, da cui la citazione sopra riportata. In particolare nella sua opera “Mito e significato”, l’antropologo francese non considera i miti esclusivamente come“elementi primitivi”, un prodotto della superstizione, egli ci vede qualcosa di estremamente più importante.

A mio modesto parere, lo studio delle antiche tradizioni, conservate dalla saggezza popolare e tramandate in differenti modi e con differenti linguaggi, rappresenta un tesoro inestimabile.

Quante popolazioni hanno camminato sul suolo che oggi chiamo Puglia?
Quanti racconti, questi uomini, hanno narrato ai loro figli?
Quali speranze avevano per il futuro?
Quali erano le loro aspettative per la razza umana?
Come intendevano rapportarsi con la natura?
Queste ed altre domande, tantissime altre, sono proprio la base sulla quale oggi si erge il folklore, facente riferimento proprio a tentativi di dar risposta a tali quesiti.
Cosa ci insegna il folklore?

A quanti riescono a percepire il suo mistero al di la del suo fascino, il folklore insegna a vivere su questo pianeta accettando la condizione umana, spiegando come questa possa raggiungere livelli elevati o precipitare nel baratro più oscuro.

Il folklore lascia una traccia di vita vissuta, una registrazione che solo le menti più aperte possono riprodurre. Quando ciò accade, l’uomo si ritrova catapultato “indietro nel futuro” (citando una battuta del noto film “Ritorno al futuro”), si ritrova cioè in epoche che solo apparentemente rappresentano il passato, in quanto raggiungendole successivamente alla loro comprensione, decodificazione simbolica, esse rappresentano effettivamente un futuro.

Questo articolo non è casuale, non mera pubblicità ma una dichiarazione sincera, una richiesta alle istituzioni ed ai pugliesi tutti. Alle istituzioni perchè comprendano l’importanza delle tematiche appena descritte.

Ai pugliesi, perchè non dimentichino mai che ogni dottore proviene da un umile ed onesto contadino che alle storie oggi disprezzate e derise credeva fermamente.

(Appello di Mario Contino)

 

Il bambino fantasma di Leuca

di MARIO CONTINO – Sono molte le leggende legate al mare, anzi ai mari pugliesi, spesso derivanti da storie vere di cronaca, altre volte originate nella notte dei tempi e tramandate verbalmente nell’intenso folklore regionale.Quella che oggi riporterò a galla appartiene senza dubbio alla seconda delle categorie sopra riportate ed ha per protagonista un fantasma, un bambino che piangerebbe disperato in cerca di risposte che probabilmente non potrà mai ricevere.
Nel basso Salento, precisamente nel Capo di Leuca, sono molte le scogliere a picco sul mare, queste rendono la zona più collinare che pianeggiante.
Durante le burrasche dovute al forte vento che spesso spazza la nostra regione, il mare schiaffeggia gli scogli e l’atmosfera diventa surreale, magnificamente spettrale, in grado di suscitare sentimenti contrastanti e misti tra la meraviglia ed il terrore.
Si narra che, in un non ben specificato punto nel territorio di Leuca, una giovane donna si innamorò di un Saraceno, giunto nel Salento durante uno dei frequenti assalti che insanguinavano la nostra penisola.
La donna, che divenne presto motivo di vergogna per la sua comunità, partorì il bambino che aveva in grembo e lo lanciò in mare per lavare quel “peccato”, forse per amore stesso, per impedire che quel piccolo vivesse in un mondo non suo, che lo avrebbe odiato e non accettato, che lo avrebbe condannato senza possibilità di replica.
Da quel momento però, durante le notti tempestose, molti affermano di aver sentito le urla, i pianti strazianti di un neonato, ancora in cerca di un perché.

 

 

Angelica, il fantasma del castello De Falconibus (Pulsano)

di Mario Contino – Il giorno 15/05/2013, insieme agli altri membri dell’Associazione Italiana Ricercatori del Mistero, decisi di indagare su una delle leggende più affascinanti della nostra Regione: Il presunto fantasma di Angelica che, a detta di molti testimoni, vagherebbe ancora in cerca di pace, tra le mura del bellissimo Castello De Falconibus di Pulsano (TA)
Una donna giovane vestita di bianco e con i capelli biondi, così la leggenda vorrebbe che lo spettro appaia nelle notti di luna piena all’interno dell’antico maniero.

Angelica, alla quale si attribuisce l’identità del triste fantasma, sarebbe la figlia unica di Renzo De Falconibus, l’antico signore del posto, nato a Pulsano nel 1286 e morto in battaglia nel 1326 nel nobile tentativo di difendere la sua gente dalle orde africane e pagane.
La battaglia, nella quale lo stesso perse la vita, fu tanto sanguinosa che la zona costiera sulla quale si disputò viene tutt’oggi ricordata come “Terra rossa”, in ricordo del sangue versato dai guerrieri di entrambi gli schieramenti.
Sua figlia Angelica, ai tempi appena Diciottenne, rimasta ormai orfana e priva di protezione, venne prima imprigionata, poi decapitata e il suo corpo gettato nella torre del castello.

Alcuni riferiscono di strani pianti, altri di aver visto la figura evanescente della stessa Angelica, muoversi furtiva sulle terrazze del castello ( motivo che gli conferisce il nome di “dama a mezzo busto”, in quanto dal parapetto del terrazzo si sarebbe vista solo la porzione del busto dalle gambe in su), sta di fatto che la leggenda è certamente tra le più popolari e conosciute.
Insieme al mio team ci siamo recati all’interno del maniero, armati di tutta l’attrezzatura utile ad effettuare questo genere di ricerca, ossia a cercare prove tangibili e scientificamente rilevanti sulla reale presenza di attività paranormale.
Abbiamo effettuato lunghi rilevamenti ma, con un po’ di rammarico, non siamo riusciti a registrare nulla che potesse confermare l’esistenza del fantasma nel sito, almeno non nell’arco temporale in cui abbiamo operato.

Personalmente ho assistito a registrazioni di strani campi elettromagnetici in quel posto e visto, in lontananza, un ombra muoversi velocemente, li dove non aveva ragione d’essere in quanto nessuno era presente. Prove non registrate in video e quindi non utilizzabili in un dibattito serio ma sufficienti per convincere il sottoscritto che, forse, nell’affascinante Castello De Falconibus, la presenza di Angelica sia qualcosa in più di una semplice leggenda popolare.
Un sito che merita certamente di essere visitato, con l’attenzione di un accademico e gli occhi di un bambino.

La leggenda della sirena Leucasia

di Mario Contino – Chi non ha mai sentito parlare delle sirene?

Nelle storie riguardanti le gesta di Ulisse queste sono ben descritte, così come in tanti altri importanti racconti, un po’ meno conosciuta è la storia relativa alla sirena Leucàsia creata da Carlo Stasi nel 1992 ed erroneamente entrata a far parte delle leggende popolari.
Si narra che nel tratto costiero che si affaccia nell’incantevole Adriatico, tra Castro e Santa Maria di Leuca, su un isolotto nel mare vivesse una splendida dall’aspetto bianchissimo da cui deriverebbe il suo nome : Leucàsia dal greco “leukòs” = bianco.
Il carattere di questa sirena rispecchiava quello di tutte le altre rese famose in altre leggende e racconti, con il suo meraviglioso canto attirava e seduceva i marinai ma anche coloro che dalla costa avessero avuto la sfortuna di ascoltarla e vederla, ovviamente il suo obiettivo ultimo era l’uccisione dei malcapitati.
Un giorno un giovane pastore dal nome Melisso si trovò a far pascere le sue bestie nelle vicinanze della costa e la sirena, vedendo il suo bell’aspetto, provò a sedurlo con il suo ipnotico canto. L’amore che Melisso provava per la sua bella Arìstula era però puro e troppo forte da poter essere spezzato da qualunque magia, così il ragazzo resistette alla sirena e si allontanò.
Leucàsia, che certamente non poteva comprendere il potere ed il significato del vero amore, indispettita dal rifiuto si pose l’obiettivo di vendicarsi sul ragazzo e quando vide i due giovani scambiarsi tenerezze sugli scogli, scatenò un violento temporale ed un vento violentissimo, li fece precipitare dall’alta scogliere provocandone la morte. La sua perfidia non si limitò a questo, non poteva accettare che i due stessero insieme neppure dopo la loro morte, separò per sempre i loro corpi posandoli sulle punte opposte del golfo.
La malefatta non passò totalmente inosservata, la dea Minerva vide tutto e si impietosì d’innanzi ad un così puro amore distrutto da un così malvagio e crudele atto. Decise allora di pietrificare i corpi di Melisso e Arìstula concedendo loro di conservarsi per l’eternità e ricordare a tutti la bellezza ed il potere di un vero amore, tanto grande da far muovere una vera Dea.
Quelle pietre diventarono da allora la punta Meliso e la punta Ristola che se pur non potranno mai toccarsi, vivranno in eterno il loro amore platonico, contemplandosi l’un l’altra. Leucàsia fu punita per il sui folle gesto, la Dea la pietrifico ed alcuni sostengono che il suo corpo fu usato per edificale la città di Leuca, dalle costruzioni in pietra bianchissima.

Autore della leggenda: Carlo Stasi 1992

I misteri di Castel del Monte – Andria

 di Mario Contino – Ho sempre sentito parlare del famoso Castel del Monte, sito nel territorio di Andria, nell’affascinante e misteriosa Puglia.

Qualche giorno fa, approfittando delle festività pasquali, mi sono recato presso il sito sopracitato, da curioso turista, senza pregiudizi e con tanta voglia di capire il perché delle mille voci che interessano quella che è definita come la dimora in cui, Federico II, soggiornava durante le lunghe battute di caccia.

Messomi in viaggio, con piacevole compagnia a seguito, ho subito notato che la vegetazione andava via via facendosi più folta e rigogliosa man mano che il navigatore satellitare ci indicava il raggiungimento prossimo della meta.

Casualità?
Non credo molto nel caso, ma ho preferito archiviare questo particolare per non influenzare un mio eventuale successivo giudizio.
Dopo circa 20 minuti di viaggio, eccolo li, maestoso, solo, quasi in contemplazione sul paesaggio verdeggiante di cui sembra eterno custode, Castel del Monte.
Un ottagono stupendo e suggestivo, posizionato su un altura, privo di fossati o altre strutture che possano far pensare allo stesso come fortezza o presidio militare.
Dotato di 8 torri, anch’esse ottagonali, un gioiellino riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’umanità dall’UNESCO, nel 1996.

Come già accennato, è convinzione comune che questo castello fosse la dimora in cui Federico II dimorasse durante le battute di caccia, sta di fatto che la sua struttura, negli anni, ha convinto molti studiosi che ben altre funzioni avrebbe dovuto rivestire la struttura, funzioni che forse continua a svolgere tutt’ora.

Partiamo con l’accennare qualcosa sull’ottagono, figura geometrica alla base dell’architettura di Castel del Monte.
L’ottagono risente dei significati esoterici simbolici collegati al numero 8, rappresenta il doppio quaternario e nell’insieme, l’equilibrio delle energie cosmiche.
È anche una figura associata all’acqua ed agli antichi riti di fertilità riconducibili alla Grande madre, tradizionalmente legata al pianeta Venere, quest’ultimo compie il suo ciclo di fasi in 8 nostri anni.
Considerandolo come rappresentazione geometrica del numero 8, assume il significato di infinito, lo stesso rappresentato dal segno 8 disposto in maniera orizzontale.

Prendendo in esame solo quanto detto poc’anzi, possiamo notare alcune importanti chiavi di lettura:
Infinito;
Fertilità;
Equilibrio di energie cosmiche.
Siamo sempre convinti che questo fantastico esempio di architettura umana, sia solo la dimora del sovrano durante il periodo delle battute di caccia?

Secondo alcune ipotesi, Federico II aveva ottime conoscenze esoteriche, consapevolezze che lo spinsero a volere l’edificio ottagonale, forse ampliando un tempio preesistente, anch’esso su base ottagonale.
In relazione a quanto su detto, si ipotizza che l’intero edificio fungeva come base per particolari pratiche alchemiche, forse per raccogliere, in determinati momenti dell’anno, dell’acqua molto particolare e pura, carica di energie ancestrali.
È infatti noto che l’acqua, allo stato aeriforme, si innalza verso il cielo per caricarsi delle energie dell’Etere, energie cosmiche. Successivamente ricade sulla terra per arricchire il suolo di tali energie.
Altre ipotesi, vogliono il castello quale osservatorio astronomico, o ancora come tempio in cui celebrare particolari riti esoterico-iniziatici.

Bisogna ricordare che da tempi immemori l’uomo si è avvalso delle sue capacità extrasensoriali o le sue conoscenze esoteriche, per individuare zone del pianeta che avessero delle speciali caratteristiche energetiche.
Questa ricerca diventava scrupolosa quando l’intento era quello di costruire un tempio, un luogo sacro nel quale avere un contatto ravvicinato e forte con la divinità.
La rabdomanzia, ad esempio, era un arte che permetteva all’iniziato di individuare corsi d’acqua sotterranei e stabilire i livelli energetici posseduti dagli stessi.
Questi fiumi antichi e nascosti, incanalavano le energie e permettevano alle stesse di estendersi in ogni parte del pianeta, ovviamente le zone che sorgevano al di sopra degli stessi, risentivano di più dell’azione energetica.
Occorre dare anche qualche accenno sulle “linee Sincroniche”, grandi flussi di energia in grado di catalizzare le forze presenti nel cosmo, possono scorrere al di sopra o al di sotto della superficie terrestre e, secondo alcuni, influenzano anche il nostro DNA, in maniera ad oggi sconosciuta e non provata.

In questi particolari luoghi sorgono, sin dagli arbori della storia, importanti monumenti ed edifici sacri, quest’ultimi avrebbero lo scopo di amplificare il livello energetico prodotto durante determinati rituali e, forse, entrare in relazione con altri luoghi costruiti sulle stesse basi strutturali ed architettoniche, sfruttando le energie naturali del suolo.
Proprio grazia a queste energie, ben incanalate per via di particolari strutture architettoniche, sarebbe possibile una sorta di collegamento tra cielo e terra, tra terreno e Divino.

Abbiamo dunque intuito che l’acqua svolge un ruolo particolare, essa e conduttrice di energia e gli uomini, o per lo meno uomini istruiti in tal senso, hanno presto imparato a sfruttare tali forze.

Cosa centra in tutto questo Castel del Monte?

Secondo alcuni, questo castello sorgerebbe proprio i un punto di “massima energia”, su una famosa “linea sincronica” che collegherebbe anche la Piramide di Giza e Chartres.

Personalmente non so a quale ipotesi dare più importanza, so solo che all’interno dello stesso si è immersi in una pace surreale, una piacevole sensazione di serenità pervade il corpo ed i cattivi pensieri quotidiani sembrano non poter venire a galla.

Castel del monte merita veramente l’attributo di “Luogo misterioso”.

La leggenda delle “due sorelle” – Torre dell’orso (LE)

Torre dell’orso è una località balneare salentina, marina di Melendugno, in provincia di Lecce. Già il nome è di per se affascinante, questo deriva dalla presenza di un antichissima torre d’avvistamento del XVI sec. utilizzata per sorvegliare le acque costiere e prevenire le invasioni Turche.

Se ciò spiegherebbe la presenza della parola “Torre” nella costruzione del nome del luogo, non spiegherebbe la presenza della parola “Orso” che invece ha origine dal nome “Urso”, proprio della famiglia un tempo proprietaria del feudo.
Torre dell’Orso non è solo spiaggia bianchissima, mare cristallino ed una costa a dir poco fantastica, meta di centinaia di turisti ogni anno, è anche storia, mistero, leggenda, basta conoscere i racconti che la cultura salentina tramanda oralmente da decine e decine di anni.
In questa bellissima località marina vi è una leggenda affascinante e molto triste, dalla costa è possibile ammirare due faraglioni, due sporgenze rocciose quasi identiche che danno origine alla leggenda stessa: “La leggenda delle due sorelle.”

Si narra che due sorelle molto giovani e di felice aspetto, si spostarono dalle vicine campagne verso il mare a loro più vicino, ossia verso le coste di Torre dell’Orso. Le due fanciulle, una di qualche anno più grande dell’altra, cercavano refrigerio alla calura estiva che nel Salento brucia la terra fino, a volte, a farla spaccare.
Le due arrivarono nei pressi della costa e si adagiarono in un bel posticino intente a riposarsi. La più grande si addormentò subito, la più giovane invece cadde in uno stato di strana euforia, tra i profumi tipici della macchia mediterranea, l’incantevole paesaggio e la fresca brezza marina, la fanciulla di avvicinò sempre di più all’alta scogliera e si lanciò nel vuoto. Le urla della piccola destarono la sorella più grande che decise di provare a salvarla gettandosi anch’essa nel vuoto.
Un pescatore che era poco distante, sentì distintamente la voce delle due ragazze in preda al panico ed in cerca di aiuto e si avvicinò immediatamente al luogo della tragedia per cercare di portare soccorso. Quando l’anziano giunse sul posto, delle due povere sorelle non vi era più traccia, nel mare erano però comparsi due stupendi faraglioni, quasi identici, uno leggermente più grande dell’altro, forse, le due sorelle sono state salvate da qualche misteriosa forza, forse sono ancora li, in un eterno abbraccio.

Questa leggenda merita di essere ricordata insieme a tutte le altre storie presenti nell’antichissima cultura Pugliese.

Leggenda del fiume Chidro nel territorio di Manduria

di Mario Contino – Il territorio salentino è conosciuto per il suo vento fresco e frizzante che spazza l’arida terra nelle calde giornate estive, quando il sole picchia così duro da cuocere il terreno argilloso e spaccarlo in mille piccole zolle.

Meno conosciuti sono i fiumiciattoli, forse sarebbe meglio definirli torrenti, che qua e la attraversano la penisola giungendo nel mare, quasi come vene in grado di trasportare la vita in un territorio che sempre più rischia la desertificazione. Uno di questi fiumi è il Chidro, torrente che sfocia nel territorio di S. Pietro in Bevagna, sulla costa di Manduria, dove giunge accarezzato da una folta vegetazione che contrasta con il paesaggio circostante creando un meraviglioso ambiente naturale.

La storia di questo fiume è molto più movimentata delle sue acque, in passato il possesso di questo canale era molto ambito sia perché poteva essere utilizzato per irrigare i campi sia perché doveva essere molto pescoso, infatti nacquero vere controversie tra i vari signori feudali i quali si contendevano animatamente il diritto si pesca nelle sue acque. Oltre alla storia che il torrente custodisce gelosamente, la sua presenza è direttamente collegata ad una bellissima leggenda, degna anch’essa di memoria e tutela.

La leggenda narra che esso ebbe origine dalle lacrime dell’apostolo Pietro che giunto in quel luogo scoppiò in un pianto profondo per via del tradimento fatto a cristo nel momento in cui lo rinnegò per tre volte. Successivamente la leggenda ha subito molte trasformazioni, una sua variante vorrebbe che il fiume stesse già li all’arrivo dell’Apostolo e che le lacrime del Santo si fossero trasformate in conchiglie al contatto con l’acqua.

Un altra leggenda legata al Fiume Chidro è allacciata alla conversione degli abitanti locali al cristianesimo. Pare che il Santo, dopo essere giunto nel territorio salentino e nei pressi del fiume, abbia appreso che il Re locale fosse affetto da lebbra, abbia così benedetto l’acqua del fiume e battezzato il Re guarendolo. Da quel momento molti continuarono a vedere le acque del fiume come prodigiose e capaci di guarire dalla lebbra ed altre malattie cutanee.

Chissà se nella composizione chimica delle acque di questo fiume ci sia una spiegazione razionale alla nascita di questa straordinaria leggenda, a voi scoprirlo.

Fantasmi in Puglia; spiriti o illusioni – Video

Nel video vengono mostrate alcune immagini provenienti dagli sudi del sottoscritto, tutte reperite in puglia.

Spiriti?Entità?O semplici illusioni?

Personalmente ritengo si tratti di “entità” ma siccome è giustissimo lasciare il beneficio del dubbio, lascio a tutti voi la libertà di giudicare in base al vostro metro.

Il “fantasma” del Palazzo San Domenico, in Manfredonia

 di Mario Contino – Anche la cittadina di Manfredonia nasconde i suoi segreti, non nel bellissimo castello, come molti di voi staranno pensando ma in un ex convento dei Frati Domenicani attualmente sede degli uffici comunali.
Il giorno 4 Settembre 2013, co il mio primo team di ricerca che all’epoca prendeva il nome di GHP Ghost Hunters Puglia, mi recai presso Palazzo S. Domenico sito nel cuore di Manfredonia, per indagare su presunti fenomeni paranormali in loco quali: porte e finestre che sbatterebbero senza motivi spiegabili, rumori che non avrebbero ragione di manifestarsi in quel determinato luogo e momento, ombre fugaci ed addirittura il presunto fantasma di un monaco che apparirebbe nell’atrio interno, presso un antico pozzo.

Insieme al mio team, giungemmo in tarda serata ed perlustrammo ogni corridoio e stanza resa accessibile dell’ex monastero, effettuammo rilevamenti video, audio e monitorammo parametri quali: campi elettromagnetici, umidità, temperatura ecc…

utilizzammo, come sempre del resto, apparecchiature scientifiche al fine di ottenere una eventuale prova concreta, misurabile, in grado di dimostrare un ipotetica attività paranormale in loco.
Durante l’indagine, durata diverse ore, avvennero numerosi eventi che potremmo definire bizzarri ma abbiamo deciso di non fermarci troppo su di essi in quanto ben poca cosa rispetto alle voci circolanti su quel posto.

Durante l’analisi post indagine, del materiale ottenuto, attività durata diversi giorni, emersero differenti anomalie. In alcune tracce audio sono state registrate voci non appartenenti ai presenti e che sembrerebbero rispondere a determinate domande seguendo un affascinante, e per alcuni versi inquietante, filo logico.

La prima anomalia consisterebbe in una voce, apparentemente femminile, che subito dopo la domanda: ”Quanti anni hai” risponderebbe con un chiaro: “Venti”.
La seconda riguarderebbe una voce apparentemente maschile che direbbe “Le porte” con un tono quasi da rimprovero, come se volesse dire di fare attenzione alle porte.
Effettivamente secondo le voci che circolerebbero, il presunto fantasma se ne andrebbe in giro a sbattere porte e finestre, e ciò potrebbe avere un qualche collegamento logico con la voce registrata.
Il team ha ottenuto anche due foto interessanti, una in cui compare un ombra anomala ed un altra in cui è presente una specie di condensazione biancastra.

Al di la di tutto, si tratta di un affascinante leggenda appartenente ad una delle città più incantevoli della nostra regione, meritevole anch’essa di essere citata nel nostro ricco portale.

La leggenda della “Pizzica” salentina

 di Mario Contino – La “pizzica” salentina è molto più di una danza popolare, è la cultura di un intero popolo concentrata in ritmi e suoni coinvolgenti ed in movimenti frenetici ed affascinanti.

Il Salento è una terra bagnata da due mari in cui il sole ed il caldo padroneggiano per buona parte dell’anno, il popolo salentino ha tradizioni antichissime che continuano a vivere tutt’oggi, dimostrandosi capaci di rapportarsi in modo costruttivo alla globalizzazione di cui tutti siamo pedine, consapevoli o meno.

La “pizzica” rientra in quei balli popolari, più o meno simili tra loro, che prendono il nome di “tarantelle”, questo nome è di per se in grado di farci comprendere le vere origini di questi ritmi così coinvolgenti, un origine che nel Salento esula dai normali canoni linguistici e si immerge in un mondo ricco di leggenda e magia.
Il termine “Tarantella” deriva dal nome dialettale dato ad un ragno velenoso presente al Sud Italia, la famosa Taranta o Tarantola (Theraphosidae Thorell), se italianizziamo il termine.
Il ballo è la rievocazione di un antico rito esorcistico utilizzato per guarire le donne vittime del veleno di questo ragno, tale rituale si sviluppò nel territorio appartenente all’antica città della Magna Grecia Ionica: Tarentum, oggi da tutti conosciuta come Taranto.

La leggenda vuole che anticamente, le donne vittime del morso dalla tarantola, cadessero in uno stato di shock tale da procurare alle stesse spasmi e movimenti involontari del corpo, in poche parole salti e giravolte che somigliavano sempre di più alla danza di un folle ma che venivano talvolta interpretati come segni di possessione demoniaca.
Il ritmo ipnotizzante dei tamburelli e degli altri strumenti propri della “pizzica” riusciva a dettare delle regole inconsce a questi spasmi ed il tutto si trasformava in un ballo sfrenato in grado, alla fine, di neutralizzare il veleno del ragno e sanare le donne.
In poche parole si lasciava il tempo al corpo di smaltire il veleno ma anche di liberarsi dalle tossine attraverso il sudore che la danza scatenata favoriva.

Oggi la magia ed il mistero che avvolgono queste danze continuano ad affascinare e a curare, non curano più il morso della tarantola ma un male ben più pericoloso, il pregiudizio e la mancanza di valori e rispetto.

La pizzica rappresenta la più amplia e semplice espressione di libertà popolare attualmente esistente in Puglia, il suo ritmo è in grado di coinvolgere ogni popolo del mondo, indipendentemente da cultura, religione e colore della pelle. Questa è pura magia salentina, forse la musica ed il calore di questo popolo riusciranno a scaldare anche chi ha ancora il gelo nel cuore.