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Il fantasma del Castello di Oria

di MARIO CONTINO Oria, cittadina in provincia di Brindisi, è nota per il Santuario dedicato ai santi Medici Cosma e Damiano, che attira pellegrini da tutta la puglia, e per l’antica leggenda di Oria Fumosa, già trattata anche sul noto portale Pugliafolklore.it. Oggi citerò la leggenda legata al presunto fantasma che infesterebbe il Castello di questo vivace paese.

Si tratta dello spettro di Bianca Guiscardi, donna molto bella ed attraente, che destava le invidie di molti, dal carattere buono e dai modi signorili e gentili.

Purtroppo un potente signore del posto si invaghì della ragazza, sviluppando una vera e propria ossessione. Nonostante i rifiuti, esso non fu incline a desistere dai suoi loschi intenti e decise che l’avrebbe avuta ad ogni costo, anche attraverso l’uso della forza.

Radunò un manipolo di uomini mercenari e senza scrupoli e tese una trappola a Bianca; questa fuggì via e riuscì ad entrare nel castello ma il nobile, fuori di sè, fece irruzione con i suoi uomini, uccidendo chiunque tentasse di ostacolare la sua folle corsa.

Alla fine la donna si vide in trappola, presa dai sensi di colpa per coloro che furono uccisi per colpa della sua bellezza e dall’ira di quel mostro dalle sembianze umane, decise di pugnalarsi pur di non concedere il suo corpo ad un assassino spietato.

Da quel momento, di tanto in tanto, il fantasma di una donna bellissima farebbe capolino all’interno del maniero. Avrebbe l’aria tranquilla, quasi curiosa, ma svanirebbe pochi istanti dopo essere stato notato.

Una leggenda che merita di essere citata tra le più interessanti d’Italia

Salvaguardiamo il folklore pugliese

di MARIO CONTINO – La Puglia è una regione molto antica, il cui stesso nome è avvolto nel mistero e nella leggenda ed il cui vasto territorio racchiude tradizioni millenarie degne della più ampia divulgazione possibile. Da diversi anni mi occupo del folklore pugliese, percorrendo la regione da Nord a Sud, visitando castelli, antiche masserie, chiese e cripte, grotte, tutti luoghi che conservano leggende e misteri, dal fantasma di questa o quella dama, ai segni del miracolo del Santo o del Beato di turno.

Non mancano neppure i riferimenti al simbolismo massonico esoterico, alcune volte giusto accennato e celato tra i capitelli del Barocco, altre volte ostentato con fierezza, soprattutto sulle antiche cappelle di alcuni dei cimiteri più antichi della nostra regione Bitonto o Lecce, giusto per citarne due.

Sono stati scritti diversi libri sulla nostra bella regione, sui suoi monumenti, sull’architettura, sulle bellezze naturali e culinarie ma, soprattutto, sul mistero e sul folklore, poichè è da questi che l’intera cultura regionale trae origine, da credenze, leggende, storie che sono proprie della tradizione contadina.

Ho pubblicato molti articoli giornalistici e ne produrrò ancora, descrivendo questi insoliti ma importanti aspetti culturali spesso sottovalutati e sminuiti dalla “reale” ignoranza di molte istituzioni che cercano le ricchezze del territorio calpestando i suoi veri diamanti.

Viviamo in una regione ricchissima, i tanti critici d’arte dovrebbero osservarla nell’insieme e giudicarla come uno dei capolavori artistici più belli del mondo, la cui autrice è addirittura “madre natura”, aiutata da un popolo umile ma dai saldi principi morali.

Eppure, chi come me prova a descrivere e divulgare questi aspetti, si ritrova spesso mal giudicato, forse deriso e sicuramente ostacolato da chi, forte di un potere illusorio e subordinato al popolo che di tal potere investe i suoi governanti, si permette di giudicare senza conoscere né i motivi che spingono uno studioso del folklore a richiedere le autorizzazioni necessarie per approfondire una data leggenda, né l’eventuale sfruttamento economico che egli potrebbe ottenere da tali studi.

In altre nazioni, infatti, dal folklore si è creata l’economia alla base della società, divulgando contemporaneamente le bellezze artistiche, architettoniche e letterarie del territorio. Lo studio del folklore, se correttamente intrapreso, è utile soprattutto a salvaguardare beni storico architettonici, grazie all’accrescimento dell’interesse collettivo sugli stessi.

Quello che si propone di fare il portale pugliafolklore.it, del quale sono gestore e che fortunatamente conta migliaia di visite di persone serie, colte, ed interessate. Ho deciso di andare avanti con gli studi personali su tali materie solo a seguito del successo del mio libro “Puglia Misteri & Leggende”, che mi ha aperto gli occhi sulla necessita di riavvicinare le persone a queste tematiche, argomenti che fanno parte del nostro vissuto, della vita dei nostri nonni e bisnonni, del nostro DNA.

Nei prossimi mesi saranno organizzati diversi convegni pubblici nei quali saranno discussi proprio questi interessanti argomenti, con serietà ed onestà intellettuale, nei quali spero che coloro che decidano di partecipare siano partecipi e protagonisti, dialogando con il sottoscritto.

In tal modo potremmo tutti riunirci, se pur per minima parte, alle nostre origini, ritrovare noi stessi, apprendere insieme leggende che sono quasi dimenticate e salvaguardarle preservandone le memorie.

Perchè dunque il folklore è così importante? Il termine folclore, o folklore dall’inglese folk (popolo) e lore, (sapere), si riferisce all’insieme della cultura popolare, intesa come (sapere popolare), conoscenze tramandate spesso oralmente e riguardanti usi e costumi, miti e leggende, con riferimento a una determinata area geografica ed una determinata popolazione.

L’origine del termine  viene attribuita allo scrittore inglese William Thoms (1803-1900) che, con lo pseudonimo di Ambrose Merton, pubblicò nel 1846 una lettera sulla rivista letteraria londinese Athenaeum, allo scopo di dimostrare la necessità di un vocabolo che si riferisse a tutti gli studi sulle antiche tradizioni popolari inglesi.

Il termine fu accettato dalla comunità scientifica internazionale dal 1878, per indicare tutte quelle espressioni culturali comunemente denominate “tradizioni popolari”.

«Le storie antiche sono, o sembrano, arbitrarie, prive di senso, assurde, eppure a quanto pare si ritrovano in tutto il mondo. Una creazione “fantastica” nata dalla mente in determinato luogo sarebbe unica, non la ritroveremmo identica in un luogo del tutto diverso». (Claude Lévi-Strauss)

Il folklore, in particolare i miti ed i loro intrinsechi significati, furono oggetto di studio del famoso antropologo Claude Lévi-Strauss, da cui la citazione sopra riportata. In particolare nella sua opera “Mito e significato”, l’antropologo francese non considera i miti esclusivamente come“elementi primitivi”, un prodotto della superstizione, egli ci vede qualcosa di estremamente più importante.

A mio modesto parere, lo studio delle antiche tradizioni, conservate dalla saggezza popolare e tramandate in differenti modi e con differenti linguaggi, rappresenta un tesoro inestimabile.

Quante popolazioni hanno camminato sul suolo che oggi chiamo Puglia?
Quanti racconti, questi uomini, hanno narrato ai loro figli?
Quali speranze avevano per il futuro?
Quali erano le loro aspettative per la razza umana?
Come intendevano rapportarsi con la natura?
Queste ed altre domande, tantissime altre, sono proprio la base sulla quale oggi si erge il folklore, facente riferimento proprio a tentativi di dar risposta a tali quesiti.
Cosa ci insegna il folklore?

A quanti riescono a percepire il suo mistero al di la del suo fascino, il folklore insegna a vivere su questo pianeta accettando la condizione umana, spiegando come questa possa raggiungere livelli elevati o precipitare nel baratro più oscuro.

Il folklore lascia una traccia di vita vissuta, una registrazione che solo le menti più aperte possono riprodurre. Quando ciò accade, l’uomo si ritrova catapultato “indietro nel futuro” (citando una battuta del noto film “Ritorno al futuro”), si ritrova cioè in epoche che solo apparentemente rappresentano il passato, in quanto raggiungendole successivamente alla loro comprensione, decodificazione simbolica, esse rappresentano effettivamente un futuro.

Questo articolo non è casuale, non mera pubblicità ma una dichiarazione sincera, una richiesta alle istituzioni ed ai pugliesi tutti. Alle istituzioni perchè comprendano l’importanza delle tematiche appena descritte.

Ai pugliesi, perchè non dimentichino mai che ogni dottore proviene da un umile ed onesto contadino che alle storie oggi disprezzate e derise credeva fermamente.

(Appello di Mario Contino)

 

La leggenda di Oria Fumosa

di Mario Contino – Oria, Uria in latino, è una cittadina sita nel Salento settentrionale, in una zona collinare al confine con la Murgia e nel territorio provinciale brindisino.

Antichissimo centro messapico, poi romano, questa città viene ricordata sin dal Medioevo per la sua stabile comunità ebraica.

La leggenda di “Oria Fumosa” è legata ad un fenomeno atmosferico che da secoli ha affascinato l’uomo dando origine a miti e racconti destinati a vivere in eterno nelle memorie o nei testi scritti: La nebbia.

La nebbia, candida, spesso impenetrabile alla vista, incontrollabile ed imprevedibile, ha sempre suscitato rispetto nell’uomo, soprattutto in passato, quando si prestava molta più attenzione a ciò che ci circondava e quando nulla si dava per scontato.

La leggenda che qui vi riporterò ha origini molto antiche, si narra che durante l’edificazione del castello di Oria, lo stesso fu colpito da una terribile maledizione, causa scatenante di crolli ed incidenti che non permettevano il termine dei lavori.

Un consiglio di maghi e streghe decretò che l’unico modo per liberarsi di quella tremenda maledizione fosse quello di compiere un sacrificio alle potenze spirituali, si doveva sacrificare una bambina ed il suo sangue avrebbe reso le mura inattaccabili.

I cavalieri ebbero così l’ordine di procedere con il sacrificio, uscirono di notte e trovarono una bambina dall’animo innocente, la rapirono, la uccisero barbaramente e sparsero il suo sangue sulle mura in costruzione, i crolli cessarono ma a quale prezzo?

Una via innocente fu violentemente strappata via nel mezzo della notte.

La madre, disperata per la perdita della sua piccola figlioletta, in preda allo sconforto, lanciò su Oria un involontaria maledizione pronunciando le seguenti parole: “Possa tu fumare Oria, come ora fuma il mio cuore”.

Si narra che da quel giorno la nebbia arrivi puntuale tutte le notti a nascondere Oria ed il suo castello dal resto del mondo, non per proteggerlo dalla vista del nemico ma per celare pietosamente la vergogna di quel terribile atto compiuto per la sua edificazione.

Ancora oggi gli anziani del posto tramandano oralmente questa leggenda attraverso una frase detta in dialetto locale: “Ad Oria fumosa ‘cctera ‘nna carosa, tant’era picciredda, ca si la mintera ‘mposcia”.

Questa frase si traduce con l’italiano: Ad Oria fumosa uccisero una bambina, così piccola che potevano metterla in tasca.

Una leggenda triste, una storia orribile che merita comunque di essere ricordata, soprattutto perché in ricordo di queste ingiustizie passate possano insegnare agli uomini a non ricommettere gli stessi errori…

O forse sarebbe meglio dire “orrori”.

Puglia Misteri & Leggende

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