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Salvaguardiamo il folklore pugliese

di MARIO CONTINO – La Puglia è una regione molto antica, il cui stesso nome è avvolto nel mistero e nella leggenda ed il cui vasto territorio racchiude tradizioni millenarie degne della più ampia divulgazione possibile. Da diversi anni mi occupo del folklore pugliese, percorrendo la regione da Nord a Sud, visitando castelli, antiche masserie, chiese e cripte, grotte, tutti luoghi che conservano leggende e misteri, dal fantasma di questa o quella dama, ai segni del miracolo del Santo o del Beato di turno.

Non mancano neppure i riferimenti al simbolismo massonico esoterico, alcune volte giusto accennato e celato tra i capitelli del Barocco, altre volte ostentato con fierezza, soprattutto sulle antiche cappelle di alcuni dei cimiteri più antichi della nostra regione Bitonto o Lecce, giusto per citarne due.

Sono stati scritti diversi libri sulla nostra bella regione, sui suoi monumenti, sull’architettura, sulle bellezze naturali e culinarie ma, soprattutto, sul mistero e sul folklore, poichè è da questi che l’intera cultura regionale trae origine, da credenze, leggende, storie che sono proprie della tradizione contadina.

Ho pubblicato molti articoli giornalistici e ne produrrò ancora, descrivendo questi insoliti ma importanti aspetti culturali spesso sottovalutati e sminuiti dalla “reale” ignoranza di molte istituzioni che cercano le ricchezze del territorio calpestando i suoi veri diamanti.

Viviamo in una regione ricchissima, i tanti critici d’arte dovrebbero osservarla nell’insieme e giudicarla come uno dei capolavori artistici più belli del mondo, la cui autrice è addirittura “madre natura”, aiutata da un popolo umile ma dai saldi principi morali.

Eppure, chi come me prova a descrivere e divulgare questi aspetti, si ritrova spesso mal giudicato, forse deriso e sicuramente ostacolato da chi, forte di un potere illusorio e subordinato al popolo che di tal potere investe i suoi governanti, si permette di giudicare senza conoscere né i motivi che spingono uno studioso del folklore a richiedere le autorizzazioni necessarie per approfondire una data leggenda, né l’eventuale sfruttamento economico che egli potrebbe ottenere da tali studi.

In altre nazioni, infatti, dal folklore si è creata l’economia alla base della società, divulgando contemporaneamente le bellezze artistiche, architettoniche e letterarie del territorio. Lo studio del folklore, se correttamente intrapreso, è utile soprattutto a salvaguardare beni storico architettonici, grazie all’accrescimento dell’interesse collettivo sugli stessi.

Quello che si propone di fare il portale pugliafolklore.it, del quale sono gestore e che fortunatamente conta migliaia di visite di persone serie, colte, ed interessate. Ho deciso di andare avanti con gli studi personali su tali materie solo a seguito del successo del mio libro “Puglia Misteri & Leggende”, che mi ha aperto gli occhi sulla necessita di riavvicinare le persone a queste tematiche, argomenti che fanno parte del nostro vissuto, della vita dei nostri nonni e bisnonni, del nostro DNA.

Nei prossimi mesi saranno organizzati diversi convegni pubblici nei quali saranno discussi proprio questi interessanti argomenti, con serietà ed onestà intellettuale, nei quali spero che coloro che decidano di partecipare siano partecipi e protagonisti, dialogando con il sottoscritto.

In tal modo potremmo tutti riunirci, se pur per minima parte, alle nostre origini, ritrovare noi stessi, apprendere insieme leggende che sono quasi dimenticate e salvaguardarle preservandone le memorie.

Perchè dunque il folklore è così importante? Il termine folclore, o folklore dall’inglese folk (popolo) e lore, (sapere), si riferisce all’insieme della cultura popolare, intesa come (sapere popolare), conoscenze tramandate spesso oralmente e riguardanti usi e costumi, miti e leggende, con riferimento a una determinata area geografica ed una determinata popolazione.

L’origine del termine  viene attribuita allo scrittore inglese William Thoms (1803-1900) che, con lo pseudonimo di Ambrose Merton, pubblicò nel 1846 una lettera sulla rivista letteraria londinese Athenaeum, allo scopo di dimostrare la necessità di un vocabolo che si riferisse a tutti gli studi sulle antiche tradizioni popolari inglesi.

Il termine fu accettato dalla comunità scientifica internazionale dal 1878, per indicare tutte quelle espressioni culturali comunemente denominate “tradizioni popolari”.

«Le storie antiche sono, o sembrano, arbitrarie, prive di senso, assurde, eppure a quanto pare si ritrovano in tutto il mondo. Una creazione “fantastica” nata dalla mente in determinato luogo sarebbe unica, non la ritroveremmo identica in un luogo del tutto diverso». (Claude Lévi-Strauss)

Il folklore, in particolare i miti ed i loro intrinsechi significati, furono oggetto di studio del famoso antropologo Claude Lévi-Strauss, da cui la citazione sopra riportata. In particolare nella sua opera “Mito e significato”, l’antropologo francese non considera i miti esclusivamente come“elementi primitivi”, un prodotto della superstizione, egli ci vede qualcosa di estremamente più importante.

A mio modesto parere, lo studio delle antiche tradizioni, conservate dalla saggezza popolare e tramandate in differenti modi e con differenti linguaggi, rappresenta un tesoro inestimabile.

Quante popolazioni hanno camminato sul suolo che oggi chiamo Puglia?
Quanti racconti, questi uomini, hanno narrato ai loro figli?
Quali speranze avevano per il futuro?
Quali erano le loro aspettative per la razza umana?
Come intendevano rapportarsi con la natura?
Queste ed altre domande, tantissime altre, sono proprio la base sulla quale oggi si erge il folklore, facente riferimento proprio a tentativi di dar risposta a tali quesiti.
Cosa ci insegna il folklore?

A quanti riescono a percepire il suo mistero al di la del suo fascino, il folklore insegna a vivere su questo pianeta accettando la condizione umana, spiegando come questa possa raggiungere livelli elevati o precipitare nel baratro più oscuro.

Il folklore lascia una traccia di vita vissuta, una registrazione che solo le menti più aperte possono riprodurre. Quando ciò accade, l’uomo si ritrova catapultato “indietro nel futuro” (citando una battuta del noto film “Ritorno al futuro”), si ritrova cioè in epoche che solo apparentemente rappresentano il passato, in quanto raggiungendole successivamente alla loro comprensione, decodificazione simbolica, esse rappresentano effettivamente un futuro.

Questo articolo non è casuale, non mera pubblicità ma una dichiarazione sincera, una richiesta alle istituzioni ed ai pugliesi tutti. Alle istituzioni perchè comprendano l’importanza delle tematiche appena descritte.

Ai pugliesi, perchè non dimentichino mai che ogni dottore proviene da un umile ed onesto contadino che alle storie oggi disprezzate e derise credeva fermamente.

(Appello di Mario Contino)

 

NOTTE NEL MUSEO INFESTATO – III appuntamento

III Appuntamento con l’evento “NOTTE NEL MUSEO INFESTATO”
Museo archeologico Faggiano (Lecce)

Visto che molti non sono riusciti a prenotarsi, rendiamo nota la data per il terzo appuntamento (nella locandina potrete leggere i dettagli). Vi ricordo che i posti sono limitati, la prenotazione è obbligatoria al numero 3291948173.
Il costo è sempre 10,00€ a persona.

I POSTI TERMINANO QUASI SEMPRE ENTRO POCHISSIMI GIORNI DALLA PUBBLICAZIONE DELLA LOCANDINA

Si terrà in data 26/11/2017 ORE 19,00 – 22,00(AFFRETTATEVI)

La leggenda della sirena Leucasia

di Mario Contino – Chi non ha mai sentito parlare delle sirene?

Nelle storie riguardanti le gesta di Ulisse queste sono ben descritte, così come in tanti altri importanti racconti, un po’ meno conosciuta è la storia relativa alla sirena Leucàsia creata da Carlo Stasi nel 1992 ed erroneamente entrata a far parte delle leggende popolari.
Si narra che nel tratto costiero che si affaccia nell’incantevole Adriatico, tra Castro e Santa Maria di Leuca, su un isolotto nel mare vivesse una splendida dall’aspetto bianchissimo da cui deriverebbe il suo nome : Leucàsia dal greco “leukòs” = bianco.
Il carattere di questa sirena rispecchiava quello di tutte le altre rese famose in altre leggende e racconti, con il suo meraviglioso canto attirava e seduceva i marinai ma anche coloro che dalla costa avessero avuto la sfortuna di ascoltarla e vederla, ovviamente il suo obiettivo ultimo era l’uccisione dei malcapitati.
Un giorno un giovane pastore dal nome Melisso si trovò a far pascere le sue bestie nelle vicinanze della costa e la sirena, vedendo il suo bell’aspetto, provò a sedurlo con il suo ipnotico canto. L’amore che Melisso provava per la sua bella Arìstula era però puro e troppo forte da poter essere spezzato da qualunque magia, così il ragazzo resistette alla sirena e si allontanò.
Leucàsia, che certamente non poteva comprendere il potere ed il significato del vero amore, indispettita dal rifiuto si pose l’obiettivo di vendicarsi sul ragazzo e quando vide i due giovani scambiarsi tenerezze sugli scogli, scatenò un violento temporale ed un vento violentissimo, li fece precipitare dall’alta scogliere provocandone la morte. La sua perfidia non si limitò a questo, non poteva accettare che i due stessero insieme neppure dopo la loro morte, separò per sempre i loro corpi posandoli sulle punte opposte del golfo.
La malefatta non passò totalmente inosservata, la dea Minerva vide tutto e si impietosì d’innanzi ad un così puro amore distrutto da un così malvagio e crudele atto. Decise allora di pietrificare i corpi di Melisso e Arìstula concedendo loro di conservarsi per l’eternità e ricordare a tutti la bellezza ed il potere di un vero amore, tanto grande da far muovere una vera Dea.
Quelle pietre diventarono da allora la punta Meliso e la punta Ristola che se pur non potranno mai toccarsi, vivranno in eterno il loro amore platonico, contemplandosi l’un l’altra. Leucàsia fu punita per il sui folle gesto, la Dea la pietrifico ed alcuni sostengono che il suo corpo fu usato per edificale la città di Leuca, dalle costruzioni in pietra bianchissima.

Autore della leggenda: Carlo Stasi 1992

Leggenda del fiume Chidro nel territorio di Manduria

di Mario Contino – Il territorio salentino è conosciuto per il suo vento fresco e frizzante che spazza l’arida terra nelle calde giornate estive, quando il sole picchia così duro da cuocere il terreno argilloso e spaccarlo in mille piccole zolle.

Meno conosciuti sono i fiumiciattoli, forse sarebbe meglio definirli torrenti, che qua e la attraversano la penisola giungendo nel mare, quasi come vene in grado di trasportare la vita in un territorio che sempre più rischia la desertificazione. Uno di questi fiumi è il Chidro, torrente che sfocia nel territorio di S. Pietro in Bevagna, sulla costa di Manduria, dove giunge accarezzato da una folta vegetazione che contrasta con il paesaggio circostante creando un meraviglioso ambiente naturale.

La storia di questo fiume è molto più movimentata delle sue acque, in passato il possesso di questo canale era molto ambito sia perché poteva essere utilizzato per irrigare i campi sia perché doveva essere molto pescoso, infatti nacquero vere controversie tra i vari signori feudali i quali si contendevano animatamente il diritto si pesca nelle sue acque. Oltre alla storia che il torrente custodisce gelosamente, la sua presenza è direttamente collegata ad una bellissima leggenda, degna anch’essa di memoria e tutela.

La leggenda narra che esso ebbe origine dalle lacrime dell’apostolo Pietro che giunto in quel luogo scoppiò in un pianto profondo per via del tradimento fatto a cristo nel momento in cui lo rinnegò per tre volte. Successivamente la leggenda ha subito molte trasformazioni, una sua variante vorrebbe che il fiume stesse già li all’arrivo dell’Apostolo e che le lacrime del Santo si fossero trasformate in conchiglie al contatto con l’acqua.

Un altra leggenda legata al Fiume Chidro è allacciata alla conversione degli abitanti locali al cristianesimo. Pare che il Santo, dopo essere giunto nel territorio salentino e nei pressi del fiume, abbia appreso che il Re locale fosse affetto da lebbra, abbia così benedetto l’acqua del fiume e battezzato il Re guarendolo. Da quel momento molti continuarono a vedere le acque del fiume come prodigiose e capaci di guarire dalla lebbra ed altre malattie cutanee.

Chissà se nella composizione chimica delle acque di questo fiume ci sia una spiegazione razionale alla nascita di questa straordinaria leggenda, a voi scoprirlo.

Il fantasma del “prete senza testa” – Lecce

 di Mario Contino – Fantasmi senza testa, protagonisti di famose leggende (vedesi il fantasma del cavaliere senza testa, in Otranto), di romanzi e films famosi (chi non ricorda il famoso spettro di “Nick quasi senza testa” nella saga di Harry Potter?).

Bene, anche Lecce avrebbe il suo Fantasma decapitato.

Ormai noto alle cronache nazionali è lo spettro del bambino che dimorerebbe nel Castello di Carlo V.

Famoso, se è lecito usare questo aggettivo, è anche il fantasma del cavaliere (o monaco secondo alcuni) che sarebbe più volte apparso nel Museo archeologico “Faggiano”.

Meno noto, e proprio per questo più interessante, dal mio personale punto di vista, sarebbe lo spirito di un prete che apparirebbe senza testa, al primo piano della casa che si trova in via Galateo nei pressi di Porta Rudiae, non si conosce bene il numero civico.

Poche informazioni ho trovato in Internet, ancora meno su vecchi testi inerenti il folklore leccese, però alcuni anziani ricordano ancora che, quando erano bambini, i loro genitori li mettevano in guardia dal frequentare quella via nelle ore notturne, proprio per evitare “Lu prete senza capu” (il prete decapitato).

Sarebbe veramente molto interessante riuscire a reperire maggiori informazioni in merito, contribuirebbe alla salvaguardia di un folklore che, sempre più velocemente, si avvia verso l’estinzione.

Puglia Misteri & Leggende

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Giardini segreti nel cuore di Lecce

Lecce non è solo arte e storia, non è solo Barocco e simbolismo esoterico iniziatico.Lecce è una città che sa stupire, semplicemente aprendo le sue porte e svelando il suo lato nascosto, un anima verde, pura, pulita. Così quando i grandi e pesanpi portoni lignei degli antichi palazzi nobiliari si aprono, si svelano giardini e cortili in grado di mozzare il fiato, trasportare in luoghi lontani nel tempo e nello spazio, oasi di pace nel caotico turismo cittadino. Di seguito alcune fotigrafie di alcuni di questi piccoli squarci di paradiso, da visitare, ammirare, percepire con il cuore aperto e gli occhi di un fanciullo. (Mario Contino)