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LANCILLOTTO E GINEVRA

Di un grande amore si raccontò
che a Camelot si consumò:
Rapito fu il cuore di Lancelot
alla corte del valoroso Artù.
Egli posò i suoi occhi sulla fanciulla fatata,
al britannico condottiero in sposa donata.
Tra le stanze della fortezza s’avventurò,
al chiaror della luna fedeltà le giurò.
Ardue furono le conseguenze che nell’amore affrontarono,
quando della illegittima unione al re rivelarono.
Tra i sibilìi delle spade il signor della guerrà spirò,
un ultimo bacio sulla tomba i cuori degli amanti sigillò.
Lo sguardo di Ginevra, Lancillotto mai più incontrò.
Un antico pennino narrò,
la storia di un infinito amore che in terra di Avalon germogliò

ANTONIA DEPALMA

Storia “semisconosciuta” di un emirato arabo in Italia

Storia “semisconosciuta” di un emirato arabo in Italia
di Andrea Romanazzi

La storia dell’unico stato arabo dell’Italia continentale è oramai persa tra le pieghe del tempo,
cancellato dalle memorie della Storia, come sempre accade, dai Vincitori. Proprio per far rivivere un
periodo, seppur breve, ma importante, che scriviamo questo breve studio. Siamo nel 835 d.C., gli stati
meridionali italiani sono sempre in lotta tra loro, in particolare Napoli e Benevento che, in quell’anno,
pone sotto assedio il governo napoletano. Non potendo attendere l’aiuto, mai certo, di Franchi e
Bizantini, il Console napoletano, Andrea, si rivolge agli arabisiculi. I mussulmani liberano la città
campana, saccheggiano e razziano le terre longobarde e firmano un trattato di pace con Napoli che poi
li aiuterà nell’assedio di Messina e nella conquista di Ponza ed Ischia. E’ la prima volta che
gli arabi sono chiamati ufficialmente ad intervenire nelle questioni continentali dell’Italia, ed è da questo
evento che inizia la storia che narreremo. I mussulmani, “scoprono” infatti che le divisioni e le lotte
intestine tra cristiani possono aprire loro la strada verso la terra ferma. Nel 838 una gran flotta,
proveniente dalla Sicilia giunge nell’Adriatico e pone sotto assedio Brindisi e viene attaccata e
conquistata Taranto. In quegli anni l’Adriatico è arabo, le loro scorrerie le ritroviamo fino all’Istria,
attaccata Ossero, Ancona data alle fiamme e conquistata anche Adria, alla foce del Po. Venezia cerca
di porre rimedio a questa supremazia con un imponente attacco nel 841 ma fu brutalmente sconfitta.
Anche il versante del basso tirreno è dominato dai saraceni che in tale periodo mettono a ferro
e fuoco le coste campane, arrivano ad Ostia e risalgono il Tevere fino a Roma dove saccheggiano
anche San Pietro. Taranto diviene la base operativa dei mussulmani che, seppur definiti arabi, in realtà
erano Berberi, ovvero gli autoctoni del Maghreb, successivamente convertiti all’Islam e quindi non
estremamente ortodossi.Torniamo però alle vicende italiane. Secondo la Chronica Sancti Benedicti
Casinensis, nel 839 scoppia una delle più lunghe guerre civili beneventane. Radelchi I,
principe longobardo, tesoriere e poi principe di Benevento, aveva raggiunto il trono, secondo, molti
usurpandolo al reggente Sicardo. Il fratello di quest’ultimo però, Siconolfo, viene dichiarato anch’egli re
dello stesso stato dai salernitani. Ha inizio una più che decennale guerra civile che sconvolse il
principato meridionale, che portò all’intervento armato in Italia dei mercenari musulmani e, in seguito,
alla divisione in due parti del suo vasto territorio. Per difendere l’area pugliese, fedele ad Adelchi, viene
chiesto, da quest’ultimo, l’aiuto di Khalfun, capo saraceno già di stanza nella regione con il compito di
difendere la città di Bari. Il capo saraceno pone il suo campo laddove oggi sorgerebbe
il castello svevo. Di qui i saraceni scoprono dei passaggi segreti che permettono di penetrare nella
città. In poche ore Bari è presa e rimarrà sotto Khalfun fino al 852. A differenza di Taranto, più volte
persa e riconquistata, Bari si organizza fin da subito come un piccolo stato islamico. Nel 853 a Khalfun
succede l’”eimiro” Mufarrag. In realtà il virgolettato è d’obbligo, non essendo Bari un protettorato
riconosciuto. Proprio per questo il nuovo reggente cerca di farsi riconoscere dall’autorità mussulmana e
costruisce a Bari una moschea, simbolo di un potere non solo politico ma anche religioso. Egli chiede
così il titolo di wali, ovvero emir, direttamente al califfato di Baghdad, senza però un buon esito. Quattro
anni dopo a Mufarrag, assassinato, succede il fratello Sawdan che governerà la città dal 857 al 865. Le
ambizioni di questo reggente però sono molto più grandi. Attacca e devasta Capua, Conza e tutte le
terre attorno a Napoli accampandosi a breve distanza dalla città campana. Salerno viene costretta a
intrattenere rapporti di amicizia con lo stesso, attraverso doni e regalie. La considerazione e l’ospitalità
dei salernitani nei confronti dei saraceni baresi è dimostrata dalla visita di un emissario di Sawdan che
viene alloggiato, con tutti gli onori, nel palazzo episcopale dopo aver addirittura allontanato il vescovo.
Dalle fonti storiche principali si desume che tutta la Puglia, eccetto Canosa ed Oria, era praticamente
sotto il controllo saraceno. Sawdan si spinge fino alla Calabria le cui terre però non vengono mai
attaccate anche perché già sede del protettorato arabo di Amaltea. Bari però non era ancora
riconosciuta come emirato, così Sawadan manda direttamente a Baghdad un suo ambasciatore e,
nell’864, finalmente ottiene il titolo di emiro ufficialmente riconosciuto. La forza e la potenza di questo
piccolo stato cuscinetto tra l’Oriente e l’Occidente, luogo di commerci e cultura è dimostrata dalla sua
caduta che avviene solo grazie all’intervento di due imperi! Ludovico II, detto il Giovane, Re di Italia co-
Imperatore del Sacro Romano Impero, dopo aver ottenuto la riappacificazione, seppur breve, dei
principi longobardi di Salerno e Benevento, nel 867 decide di liberare Bari dagli infedeli, ma senza
successo, subendo una gravissima sconfitta. L’imperatore con il suo esercito occupa Venosa ed Oria
con lo scopo di tagliar fuori Taranto e Bari e mette sotto assedio le due città con le sue imponenti
macchine da assedio. In realtà i saraceni possedevano praticamente tutto il litorale pugliese e dunque

gli arabi avevano accesso via mare e dunque nessun assedio avrebbe potuto far capitolare tali città.
Inoltre sia Salerno che Amalfi, seppur fedeli a Ludovico, erano in ottimi rapporti commerciali con il
regno saraceno e dunque all’esercito franco mancava anche l’appoggio locale. Unica soluzione per
Ludovico è ricorrere all’odiato aiuto dei bizantini, anche loro interessati a sconfiggere e fiaccare gli
arabi. Nell’868 Ludovico convince l’imperatore di Costantinopoli, Basilio, ad inviare una imponente flotta
nell’Adriatico, guidata dal noto ammiraglio Niceta Orifa, con lo scopo di tagliare da mare i rifornimenti
alla città. Ben 400 navi appaiono all’orizzonte della città di Bari, unione della flotta bizantina e dei paesi
della Dalmazia, anch’essi preoccupati per il dominio arabo in Adriatico. La città di Bari dunque viene
assediata da terra dall’Imperatore franco Ludovico e da mare dalle navi di Basilio I. In realtà l’assedio
subisce fortune alterne, la litigiosità tra i due imperi non garantisce un gran successo all’operazione.
Solo la promessa di un matrimonio tra la figlia di Ludovico, Ermengalda e il figlio di Basilio I, a far
riprendere seriamente l’attacco nel 870, e così, sotto assedio di due imperi, il 3 febbraio 871 cade
l’emirato di Sawdan. Questa la storia dell’unico stato arabo (847-871) nella penisola italiana di cui la
storia ha perso memoria. Un esercito mussulmano di oltre 20.000 uomini è la reazione araba alla
caduta dell’emiro, viene assediata Salerno, riconquistata tutta la Calabria, liberata Taranto, e Sawadan
liberato dalla sua prigionia. Andata via la flotta bizantina, l’Adriatico è di nuovo sotto scorrerie saracene,
nell’875 Venezia viene saccheggiata, Comacchio incendiata e Grado messa sotto assedio.
La fine dell’emirato barese non fa cessare dunque le scorrerie piratesche nell’Adriatico per le quali
ancora oggi si possono vedere lungo tutta la costa le famose torri fortificate di avvistamento dei
saraceni.

LEGENDA
1. Il primo nucleo della città di Bari si sviluppa sul promontorio verso il mare, verso quella parte
rocciosa che oggi è individuabile nella Piazza San Pietro, ove la leggenda narra che nel 45 d.C.
fosse sbarcato appunto l’Apostolo e avesse trovato rifugio in una grotta di tufo.
2. Cattedrale: Lungo i muri esterni possono notarsi delle croci realizzate in proto maiolica importata
dal Maghreb, simbolo dei commerci ancora forti con l’africa mussulmana. Vi fu praticato il culto
di Allah, anche se l’emiro Khalfun concesse ai baresi la libertà religiosa e di sicurezza.
3. Testa del turco – Strada quercia – La leggenda narra che l’emiro arabo Mufarrag voleva
imporre la religione islamica ai baresi, che rifiutarono tale imposizione togliendogli, anzi, la
fiducia. Questi, nell’intento di riconquistare il favore popolare, decise di misurarsi con un evento
terribile che si verificava la notte del 5 Dicembre, quando si diceva che uscissero per strada”due”
befane: una buona, che regalava doni e dolci e l’altra cattiva, chiamata “Pefanì”, che era foriera
di morte e tagliava la testa con la falce a chiunque incontrasse sul suo cammino. Mufarrag,
armatosi di corazza e scimitarra, alcuni giorni prima della fatidica notte, scese nei vicoli e nelle
corti della città vecchia, avvertendo che avrebbe sfidato “Pefanì” e gridando ai baresi che erano
una razza di fifoni. Giunta la notte del 5 Dicembre, Mufarrag scese in strada per affrontare la
mortale “Pefanì”, che in effetti incontrò all’improvviso e che, con un rapido colpo di falce, gli
troncò di netto la testa. La testa del turco rotolò per i vicoli e le corti della città vecchia, fino a
conficcarsi nell’architrave di via Quercia. Ancora oggi si ritiene che nella zona si aggiri lo spirito
inquieto del “Turco”.
4. Via delle Crociate – portico dei pellegrini – Qui si trovava il palazzo dell’Emiro
5. Basilica di San Nicola, Scritta di Allah nel presbiterio
6. Via Filioli e via San Marco la zona areale della moschea. Via San marco era il quartiere
mussulmano successivamente occupato dai veneziani. Secondo una leggenda riportata dal
monaco Beatillo, la liberazione di Bari dai Saraceni sarebbe avvenuta per mano dei veneziani
guidati dal doge Pietro Orseolo.
7. Strada San Sabino – già via Sinagoga. Quartiere ebraico delimitato dalle vie Strada san
Gaetano e Strada Incuria

8. Castello – Presunta zona dell’accampamento iniziale di Kalfun. Castello edificato dai Normanni
nel XII secolo e restaurato per volere di Federico II tra il 1233 ed il 1240. E’ presente la torre del
Monaco, detta anche di San Francesco perché qui Federico II fece ospitare il Santo nel 1220, la
torre del Vento e la torre del Semaforo.

ASD Peri Toxeias: tra studio e pratica dell’arte militare medievale

Un importante progetto promosso dall’ASD Peri Toxeias sta riportando alla luce la pratica dell’arte militare medievale già promossa durante un open day tenutosi domenica 8 aprile, durante il quale è stato offerto un primo approccio alla didattica del tiro con l’arco.
L’accurata realizzazione dell’evento è stata svolta dall’associazione storico-culturale e Compagnia d’Arme “Impuratus”, nata a Bitonto nel 2012 per volere dell’attuale presidente Alessandro Sblano e del suo vice Marco Scatterelli mossi dal desiderio di coltivare lo studio e la messa in pratica delle tecniche di combattimento schermistico.
Moltissimi sono gli eventi di diversa caratura ai quali la Compagnia, sin dal momento della sua fondazione, ha preso parte: dalla Festa Federiciana di Gioia del Colle sino alla battaglia dell’XI secolo di Taranto. Negli anni l’associazione bitontina ha potuto vantare la partecipazione a numerosi eventi di spessore nazionale; primo tra tutti è stato “Assedio alla rocca di Soncino” svoltosi dal 3 ottobre 2015 ed incentrato sulla rievocazione storica del XIII secolo mediante la quale si è voluto osservare, da una prospettiva quasi analoga alla realtà coeva trattata, quanto avvenuto nella città lombarda otto secoli or’sono.
Ricerche meticolose, studio ed attuazione fedele alla realtà del tempo sono connotati sui quali verte la serietà della Compagnia d’Arme Impuratus che porta alla luce ogni aspetto della vita sociale, politica e militare che hanno riguardato il periodo intercorrente tra il 1000 ed il 1400.
Dal sapere e dalla conoscenza degli aspetti sociologici dei cosiddetti “Secoli Bui” pende vita l’ASD Peri Toxeias la quale si propone di affrontare lo studio delle arti militari,dando vita ad una serie di progetti che si incentreranno sulla pratica del tiro con arco, balestra e frombola.
L’associazione, affiliata all’Unione Italiana Sport Per Tutti (UISP), conta diversi progetti che trattano la rievocazione degli eventi che si sono susseguiti durante i secoli d’interesse: dalla prima discesa normanna, al successivo periodo normanno-svevo, sino agli eventi storici accaduti nel territorio pugliese e che hanno visto come protagonisti compagnie mercenarie e gli Angioini, nonché la trattazione dell’ordine monastico-guerriero dei cavalieri templari basandosi sulla regola dell’ ordine redatta nella seconda metà del 1200 e ricostruendola in maniera precisa, puntualizzando l’attenzione sui templari i quali erano stanziati in Italia nel XIII secolo.
Lo studio del combattimento, invece, si affida ai manuali medievali tra i quali si annoverano il “Frammento 1.33” – stilato alla fine del 1200 – ed il manuale ferrarese “Flos duellatorum” redatto da Fiore dei Liberi e risalente al 1409-1410 circa.
L’attenzione del gruppo rievocativo non trascura la vita sociale del tempo e rivolge l’attenzione ad ogni particolarità del quotidiano, comprendendovi anche l’aspetto relativo ai mestieri esercitati durante i secoli medievali.
Praticati in maniera fedele alle testimonianze riportate dalle fonti storiche sono la tessitura – con attenzione particolare al metodo cosiddetto “a tavolette” – la mansione dell’usbergaio, specializzato nella fabbricazione di usberghi , l’arte culinaria, il cerusico, lo speziale, l’amanuense, il venditore di reliquie ed il venditore di tessuti.
La Compagnia d’Arme Impuratus conduce i propri studi prestando una particolare attenzione all’ aspetto storico della “terra natìa” e mirando alla conservazione autentica del patrimonio storico-culturale pugliese.

ANTONIA DEPALMA

Malocchio e fascinazione in Puglia

 Malocchio e fascinazione in Puglia –  di Mario Contino

La credenza sul “malocchio” e sulla “Fascinazione” rappresenta uno degli aspetti più suggestivi del folklore italiano, ovviamente anche in Puglia sono vivi i ricordi di tali superstizioni che hanno originato forme di vero e proprio “esorcismo” popolare.
É in un misto tra sacro e profano che tali concezioni si originano e danno vita al fenomeno che tutti noi conosciamo, magari per “sentito dire”, per esperienza diretta o semplicemente per cultura folkloristica.
Il progetto “pugliafolklore.it” punta a preservare anche queste antiche usanze, ciò che potrebbe essere studiato (come in effetti lo è) in ambito storico e sociologico, oltre che psicologico e addirittura teosofico.

Cosa sono il “malocchio” e la “Fascinazione”?

In entrambi i casi possiamo far riferimento ad una vera e propria maledizione, lanciata volontariamente o involontariamente, in grado di causare danno e sofferenza al malcapitato di turno. Questo ciò che, in linea di massima, ci tramanda il folklore italiano.
I due fenomeni, a dire il vero, spesso vengono confusi, perdono i loro già fragili tratti distintivi, cosicché solo il giudizio delle “guaritrici” sembrerebbe poter sciogliere l’arcano e decretare l’origine del “male” mistico che, sempre secondo il folklore, deriverebbe da una maledizione lanciata attraverso lo sguardo.
Il termine “malocchio” deriva dall’unione l’unione di due parole: “Malevolo – Malvagio” e “occhio”.
L’occhio malvagio dunque, uno sguardo colmo di invidia e cattiveria che, volontariamente o casualmente incrocia quello della vittima. Vittima e “iettatore” (termine forse improprio ma abbastanza esplicativo) finiscono per fissarsi negli occhi, anche per pochi minuti, e tanto basta per lanciare il malocchio.
La vittima accuserebbe malessere, nausea, mal di testa continuo e martellante.
Un tempo solo l’antico rituale mistico-religioso, tramandato tra le guaritrici di madre in figlia, avrebbe potuto spezzare la maledizione e guarire il malcapitato.
Formule che non potremmo definire magiche, ma neppure sarebbe corretto chiamare preghiera, ciò in quanto strutturate mescolando particolari preghiere cristiane (spesso pronunciate nel dialetto locale), ad invocazioni e all’utilizzo di strumenti quali forbici, coltelli, piattini, candele.
Tra sacro e profano, la guaritrice operava il suo rituale e guai a chiamarla maga o fattucchiera, spesso la convinzione generale era quella di operare per volontà divina contro il potere del demonio, che si celava dietro ogni malocchio o fascinazione.
Da Foggia a Santa Maria di Leuca, in tutta la Puglia, come del resto in tutta Italia, tali conoscenze erano rispettate, non solo dal “popolino” ma anche da uomini colti, uomini di scienza che, se pur non inclini a credere nell’effettivo valore medico-terapeutico dei rituali, né nella causa di ciò che oggi forse chiameremmo “cervicalgia”, rispettavano gli anziani e le loro credenze.

Oggi?

Oggi tutto è rinnegato, la nostra storia, le nostre tradizioni, le nostre origini, ogni cosa che non rientra nell’ottica del materialismo scientista che assale tutto e tutti, riducendo gli uomini in burattini privi di personalità.
Pochi gli studiosi che si occupano di folklore e antiche tradizioni, pochi e spesso attaccati senza ritegno, da uomini che non sono in grado di riconoscere l’importanza primaria dell’antica cultura alla base della nostra odierna società.
Così oggi se si chiedesse ai giovani, e non solo, cosa pensano del malocchio, questi risponderebbero con una risata, citando maghi, ciarlatani, imbonitori. Nulla di più errato, nulla di più pericoloso che l’ignoranza delle proprie origini.
Sono ancora molte le donne che custodiscono il sapere popolare di un tempo, nascoste, terrorizzate dallo stupido e fastidioso ghigno di chi è pronto a giudicare tutti tranne che se stesso, da chi celandosi dietro linguaggi complessi ed assolutamente decontestualizzati, non perde tempo ad additare chi invece dovrebbe essere accompagnato tra i banchi di scuola, per donare ai fanciulli quel pizzico di mistero e magia che la nostra malata società gli ha negato.

BALLATA DI BEOWFUL

Risvegliò il menestrello di Heorot l’ira di Grendel
condannando gli eroi della corte danese alla pena mortale

La spada del re Hrotgar invano lo sfidò:
il malvagio troll nella caverna si rifugiò.

Spirò tra le braccia della megera genitrice
che vendetta per suo figlio invocò.

Alla corte di Cervo, Beowulf l’affrontò
con la spada dei giganti la vita le strappò.

Liberò la terra dei Juti e sui Geati cinquant’anni regnò
sin quando Lindorm la pace non minacciò.

Ancora una volta in un duello si sfidò
con la vita, la fatale vittoria pagò.

ANTONIA DEPALMA

Stregoneria in Puglia, dall’antica religione alla Wicca. Evento esclusivo a Lecce

Stregoneria in Puglia, dall’antica religione alla Wicca. Evento esclusivo a Lecce

LA STREGONERIA IN PUGLIA
(gli antichi rituali e le superstizioni sulle streghe pugliesi)

Con la partecipazione di:
“NOVILUNA”
Sacerdotessa rappresentante della wicca, l’odierna stregoneria.

MUSEO FAGGIANO (Via Ascanio Grandi 56 – Lecce)
17 Marzo 2018 dalle ore 18:00 alle 21:00 circa
€ 13,00 a partecipante (Prenotazione obbligatoria)
Info: 3291948173 (anche whatsapp)

FOLLETTI E FATE D’ITALIA Trattato sugli spiriti della natura nel folklore italiano. Nuovi studi su antiche leggende.

FOLLETTI E FATE D’ITALIA Trattato sugli spiriti della natura nel folklore italiano. Nuovi studi su antiche leggende.

– Fate e Folletti: folklore o esseri alieni?
Descrizione:
Il mondo delle Fate e Folletti affascina tutti noi da sempre.
Questo libro ti illustra quanto il folklore italiano su queste figure misteriose sia stato influenzato dalla storia e dai popoli che occuparono le varie regioni.
Ti spiega come mai ci capita di trovare delle similitudini tra gli “esseri” descritti nel folklore italiano e quelli descritti in altre zone del mondo.
Ma soprattutto nel testo sono presenti interviste a studiosi, ricercatori e scrittori che ti raccontano alcuni aspetti e teorie su queste figure che non tutti conoscono.

Autore – Mario Contino.
Editore – Uno Editori
Data pubblicazione – Febbraio 2018
Formato – Libro – Pag 311 – 14 x 20 cm
ISBN – 8899912683
EAN – 9788899912680

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La processione dei fantasmi a Modugno (BA)

LA PROCESSIONE DEI FANTASMI A MODUGNO – BA

di Mario Contino – Modugno è un centro urbano sito in provincia di Bari che conta ben 38 515 abitanti, un paese abbastanza movimentato nel quale non potrebbero mancare leggende urbane di notevole spessore.
La più popolare riguarda una presunta “processione bianca”, o processione spettrale, che avrebbe luogo presso la Chiesa detta “Le Monachelle”.

Secondo la leggenda, alcuni fortunati, o sfortunati testimoni, avrebbero assistito ad un vero e proprio corteo composto da “fantasmi” di monache di clausura.
La testimonianza, o per meglio dire le testimonianze (sarebbero più di una ma, come sempre, difficilmente verificabili), descriverebbe il cortei intento ad uscire dalla chiesa, e contemporaneamente il tempo risulterebbe trascorrere più velocemente rispetto a chi si trova al di fuori del raggio del fenomeno.
Il pratica gli orologi dei testimoni segnerebbero un tempo trascorso maggiore rispetto agli orologi di amici o parenti con i quali si sarebbero successivamente confrontati.

La chiesa di San Giuseppe è un edificio cinquecentesco eretto a supporto ed ampliamento della preesistente chiesa di Sant’Eligio. Nel 1519 venne edificato, adiacente a questa chiesa, un ospedale dei poveri che successivamente venne trasformato in Convento delle Clarisse. Particolarità di questo Convento era la giovanissima età delle fanciulle che vi accedevano, ossia solo le figlie piccole delle famiglie meno abbienti, costrette a prendere il velo per poter sopravvivere alla povertà, prassi non rara in quegli anni. Proprio per tale motivo quel fabbricato venne ribattezzato dal popolo con il nomignolo di: “Convento delle Monachelle” (monacelle in dialetto).
Il Convento venne soppresso nel 1866 e lentamente subì un devastante degrado. Nel 1941 la struttura del monastero venne abbattuta per lasciare spazio a un mercato ittico.

Il caso di Modugno non è l’unico simile in Italia e soprattutto in Puglia. Il folklore pugliese identifica altri luoghi in cui avverrebbero queste processioni: in molti comuni del sud Salento e a Giovinazzo (presso il cimitero comunale)
Il fenomeno sembrerebbe essersi ripetuto nel corso degli anni e aver coinvolto diversi testimoni, il che lascia poco spazio all’ipotesi dell’allucinazione di massa o all’autosuggestionane.
Come studioso del folklore e ricercatore indipendente, ho voluto ricordare questa leggenda, che potrebbe celare una verità affascinante, da studiare con rispetto e privi del dannoso pregiudizio.

Ballata di Herr Mannelig

Intrappolata fu la fanciulla del crepuscolo,
nel sortilegio di un antico grimorio

In sposa si propose al gentil signore,
per spezzar l’incantesimo col vero amore

Il cavaliere Mannelig dodici tentazioni rifiutò,
nella sua malvagia forma Bergatrollet lasciò

Al sorgere del sole ancora una volta ella si rifugiò.
nelle grotte, tra i monti regnò.

Nella Terra dei Varega si narrò
di una strega che disperatamente amò

ANTONIA DEPALMA
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