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Storia “semisconosciuta” di un emirato arabo in Italia

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Storia “semisconosciuta” di un emirato arabo in Italia
di Andrea Romanazzi

La storia dell’unico stato arabo dell’Italia continentale è oramai persa tra le pieghe del tempo,
cancellato dalle memorie della Storia, come sempre accade, dai Vincitori. Proprio per far rivivere un
periodo, seppur breve, ma importante, che scriviamo questo breve studio. Siamo nel 835 d.C., gli stati
meridionali italiani sono sempre in lotta tra loro, in particolare Napoli e Benevento che, in quell’anno,
pone sotto assedio il governo napoletano. Non potendo attendere l’aiuto, mai certo, di Franchi e
Bizantini, il Console napoletano, Andrea, si rivolge agli arabisiculi. I mussulmani liberano la città
campana, saccheggiano e razziano le terre longobarde e firmano un trattato di pace con Napoli che poi
li aiuterà nell’assedio di Messina e nella conquista di Ponza ed Ischia. E’ la prima volta che
gli arabi sono chiamati ufficialmente ad intervenire nelle questioni continentali dell’Italia, ed è da questo
evento che inizia la storia che narreremo. I mussulmani, “scoprono” infatti che le divisioni e le lotte
intestine tra cristiani possono aprire loro la strada verso la terra ferma. Nel 838 una gran flotta,
proveniente dalla Sicilia giunge nell’Adriatico e pone sotto assedio Brindisi e viene attaccata e
conquistata Taranto. In quegli anni l’Adriatico è arabo, le loro scorrerie le ritroviamo fino all’Istria,
attaccata Ossero, Ancona data alle fiamme e conquistata anche Adria, alla foce del Po. Venezia cerca
di porre rimedio a questa supremazia con un imponente attacco nel 841 ma fu brutalmente sconfitta.
Anche il versante del basso tirreno è dominato dai saraceni che in tale periodo mettono a ferro
e fuoco le coste campane, arrivano ad Ostia e risalgono il Tevere fino a Roma dove saccheggiano
anche San Pietro. Taranto diviene la base operativa dei mussulmani che, seppur definiti arabi, in realtà
erano Berberi, ovvero gli autoctoni del Maghreb, successivamente convertiti all’Islam e quindi non
estremamente ortodossi.Torniamo però alle vicende italiane. Secondo la Chronica Sancti Benedicti
Casinensis, nel 839 scoppia una delle più lunghe guerre civili beneventane. Radelchi I,
principe longobardo, tesoriere e poi principe di Benevento, aveva raggiunto il trono, secondo, molti
usurpandolo al reggente Sicardo. Il fratello di quest’ultimo però, Siconolfo, viene dichiarato anch’egli re
dello stesso stato dai salernitani. Ha inizio una più che decennale guerra civile che sconvolse il
principato meridionale, che portò all’intervento armato in Italia dei mercenari musulmani e, in seguito,
alla divisione in due parti del suo vasto territorio. Per difendere l’area pugliese, fedele ad Adelchi, viene
chiesto, da quest’ultimo, l’aiuto di Khalfun, capo saraceno già di stanza nella regione con il compito di
difendere la città di Bari. Il capo saraceno pone il suo campo laddove oggi sorgerebbe
il castello svevo. Di qui i saraceni scoprono dei passaggi segreti che permettono di penetrare nella
città. In poche ore Bari è presa e rimarrà sotto Khalfun fino al 852. A differenza di Taranto, più volte
persa e riconquistata, Bari si organizza fin da subito come un piccolo stato islamico. Nel 853 a Khalfun
succede l’”eimiro” Mufarrag. In realtà il virgolettato è d’obbligo, non essendo Bari un protettorato
riconosciuto. Proprio per questo il nuovo reggente cerca di farsi riconoscere dall’autorità mussulmana e
costruisce a Bari una moschea, simbolo di un potere non solo politico ma anche religioso. Egli chiede
così il titolo di wali, ovvero emir, direttamente al califfato di Baghdad, senza però un buon esito. Quattro
anni dopo a Mufarrag, assassinato, succede il fratello Sawdan che governerà la città dal 857 al 865. Le
ambizioni di questo reggente però sono molto più grandi. Attacca e devasta Capua, Conza e tutte le
terre attorno a Napoli accampandosi a breve distanza dalla città campana. Salerno viene costretta a
intrattenere rapporti di amicizia con lo stesso, attraverso doni e regalie. La considerazione e l’ospitalità
dei salernitani nei confronti dei saraceni baresi è dimostrata dalla visita di un emissario di Sawdan che
viene alloggiato, con tutti gli onori, nel palazzo episcopale dopo aver addirittura allontanato il vescovo.
Dalle fonti storiche principali si desume che tutta la Puglia, eccetto Canosa ed Oria, era praticamente
sotto il controllo saraceno. Sawdan si spinge fino alla Calabria le cui terre però non vengono mai
attaccate anche perché già sede del protettorato arabo di Amaltea. Bari però non era ancora
riconosciuta come emirato, così Sawadan manda direttamente a Baghdad un suo ambasciatore e,
nell’864, finalmente ottiene il titolo di emiro ufficialmente riconosciuto. La forza e la potenza di questo
piccolo stato cuscinetto tra l’Oriente e l’Occidente, luogo di commerci e cultura è dimostrata dalla sua
caduta che avviene solo grazie all’intervento di due imperi! Ludovico II, detto il Giovane, Re di Italia co-
Imperatore del Sacro Romano Impero, dopo aver ottenuto la riappacificazione, seppur breve, dei
principi longobardi di Salerno e Benevento, nel 867 decide di liberare Bari dagli infedeli, ma senza
successo, subendo una gravissima sconfitta. L’imperatore con il suo esercito occupa Venosa ed Oria
con lo scopo di tagliar fuori Taranto e Bari e mette sotto assedio le due città con le sue imponenti
macchine da assedio. In realtà i saraceni possedevano praticamente tutto il litorale pugliese e dunque

gli arabi avevano accesso via mare e dunque nessun assedio avrebbe potuto far capitolare tali città.
Inoltre sia Salerno che Amalfi, seppur fedeli a Ludovico, erano in ottimi rapporti commerciali con il
regno saraceno e dunque all’esercito franco mancava anche l’appoggio locale. Unica soluzione per
Ludovico è ricorrere all’odiato aiuto dei bizantini, anche loro interessati a sconfiggere e fiaccare gli
arabi. Nell’868 Ludovico convince l’imperatore di Costantinopoli, Basilio, ad inviare una imponente flotta
nell’Adriatico, guidata dal noto ammiraglio Niceta Orifa, con lo scopo di tagliare da mare i rifornimenti
alla città. Ben 400 navi appaiono all’orizzonte della città di Bari, unione della flotta bizantina e dei paesi
della Dalmazia, anch’essi preoccupati per il dominio arabo in Adriatico. La città di Bari dunque viene
assediata da terra dall’Imperatore franco Ludovico e da mare dalle navi di Basilio I. In realtà l’assedio
subisce fortune alterne, la litigiosità tra i due imperi non garantisce un gran successo all’operazione.
Solo la promessa di un matrimonio tra la figlia di Ludovico, Ermengalda e il figlio di Basilio I, a far
riprendere seriamente l’attacco nel 870, e così, sotto assedio di due imperi, il 3 febbraio 871 cade
l’emirato di Sawdan. Questa la storia dell’unico stato arabo (847-871) nella penisola italiana di cui la
storia ha perso memoria. Un esercito mussulmano di oltre 20.000 uomini è la reazione araba alla
caduta dell’emiro, viene assediata Salerno, riconquistata tutta la Calabria, liberata Taranto, e Sawadan
liberato dalla sua prigionia. Andata via la flotta bizantina, l’Adriatico è di nuovo sotto scorrerie saracene,
nell’875 Venezia viene saccheggiata, Comacchio incendiata e Grado messa sotto assedio.
La fine dell’emirato barese non fa cessare dunque le scorrerie piratesche nell’Adriatico per le quali
ancora oggi si possono vedere lungo tutta la costa le famose torri fortificate di avvistamento dei
saraceni.

LEGENDA
1. Il primo nucleo della città di Bari si sviluppa sul promontorio verso il mare, verso quella parte
rocciosa che oggi è individuabile nella Piazza San Pietro, ove la leggenda narra che nel 45 d.C.
fosse sbarcato appunto l’Apostolo e avesse trovato rifugio in una grotta di tufo.
2. Cattedrale: Lungo i muri esterni possono notarsi delle croci realizzate in proto maiolica importata
dal Maghreb, simbolo dei commerci ancora forti con l’africa mussulmana. Vi fu praticato il culto
di Allah, anche se l’emiro Khalfun concesse ai baresi la libertà religiosa e di sicurezza.
3. Testa del turco – Strada quercia – La leggenda narra che l’emiro arabo Mufarrag voleva
imporre la religione islamica ai baresi, che rifiutarono tale imposizione togliendogli, anzi, la
fiducia. Questi, nell’intento di riconquistare il favore popolare, decise di misurarsi con un evento
terribile che si verificava la notte del 5 Dicembre, quando si diceva che uscissero per strada”due”
befane: una buona, che regalava doni e dolci e l’altra cattiva, chiamata “Pefanì”, che era foriera
di morte e tagliava la testa con la falce a chiunque incontrasse sul suo cammino. Mufarrag,
armatosi di corazza e scimitarra, alcuni giorni prima della fatidica notte, scese nei vicoli e nelle
corti della città vecchia, avvertendo che avrebbe sfidato “Pefanì” e gridando ai baresi che erano
una razza di fifoni. Giunta la notte del 5 Dicembre, Mufarrag scese in strada per affrontare la
mortale “Pefanì”, che in effetti incontrò all’improvviso e che, con un rapido colpo di falce, gli
troncò di netto la testa. La testa del turco rotolò per i vicoli e le corti della città vecchia, fino a
conficcarsi nell’architrave di via Quercia. Ancora oggi si ritiene che nella zona si aggiri lo spirito
inquieto del “Turco”.
4. Via delle Crociate – portico dei pellegrini – Qui si trovava il palazzo dell’Emiro
5. Basilica di San Nicola, Scritta di Allah nel presbiterio
6. Via Filioli e via San Marco la zona areale della moschea. Via San marco era il quartiere
mussulmano successivamente occupato dai veneziani. Secondo una leggenda riportata dal
monaco Beatillo, la liberazione di Bari dai Saraceni sarebbe avvenuta per mano dei veneziani
guidati dal doge Pietro Orseolo.
7. Strada San Sabino – già via Sinagoga. Quartiere ebraico delimitato dalle vie Strada san
Gaetano e Strada Incuria

8. Castello – Presunta zona dell’accampamento iniziale di Kalfun. Castello edificato dai Normanni
nel XII secolo e restaurato per volere di Federico II tra il 1233 ed il 1240. E’ presente la torre del
Monaco, detta anche di San Francesco perché qui Federico II fece ospitare il Santo nel 1220, la
torre del Vento e la torre del Semaforo.

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