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La leggenda della sirena Leucasia

di Mario Contino – Chi non ha mai sentito parlare delle sirene?

Nelle storie riguardanti le gesta di Ulisse queste sono ben descritte, così come in tanti altri importanti racconti, un po’ meno conosciuta è la storia relativa alla sirena Leucàsia, una bella leggenda appartenente al capo di Leuca, nel Sud Salento.
Si narra che nel tratto costiero che si affaccia nell’incantevole Adriatico, tra Castro e Santa Maria di Leuca, su un isolotto nel mare vivesse una splendida dall’aspetto bianchissimo da cui deriverebbe il suo nome : Leucàsia dal greco “leukòs” = bianco.
Il carattere di questa sirena rispecchiava quello di tutte le altre rese famose in altre leggende e racconti, con il suo meraviglioso canto attirava e seduceva i marinai ma anche coloro che dalla costa avessero avuto la sfortuna di ascoltarla e vederla, ovviamente il suo obiettivo ultimo era l’uccisione dei malcapitati.
Un giorno un giovane pastore dal nome Melisso si trovò a far pascere le sue bestie nelle vicinanze della costa e la sirena, vedendo il suo bell’aspetto, provò a sedurlo con il suo ipnotico canto. L’amore che Melisso provava per la sua bella Arìstula era però puro e troppo forte da poter essere spezzato da qualunque magia, così il ragazzo resistette alla sirena e si allontanò.
Leucàsia, che certamente non poteva comprendere il potere ed il significato del vero amore, indispettita dal rifiuto si pose l’obiettivo di vendicarsi sul ragazzo e quando vide i due giovani scambiarsi tenerezze sugli scogli, scatenò un violento temporale ed un vento violentissimo, li fece precipitare dall’alta scogliere provocandone la morte. La sua perfidia non si limitò a questo, non poteva accettare che i due stessero insieme neppure dopo la loro morte, separò per sempre i loro corpi posandoli sulle punte opposte del golfo.
La malefatta non passò totalmente inosservata, la dea Minerva vide tutto e si impietosì d’innanzi ad un così puro amore distrutto da un così malvagio e crudele atto. Decise allora di pietrificare i corpi di Melisso e Arìstula concedendo loro di conservarsi per l’eternità e ricordare a tutti la bellezza ed il potere di un vero amore, tanto grande da far muovere una vera Dea.
Quelle pietre diventarono da allora la punta Meliso e la punta Ristola che se pur non potranno mai toccarsi, vivranno in eterno il loro amore platonico, contemplandosi l’un l’altra. Leucàsia fu punita per il sui folle gesto, la Dea la pietrifico ed alcuni sostengono che il suo corpo fu usato per edificale la città di Leuca, dalle costruzioni in pietra bianchissima.

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