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La leggenda dei “Falò” di Sant’Antonio – La focara

 di Mario Contino – Soprattutto nel basso Salento, ma anche in molte altre parti della Puglia come dell’Italia, ogni anno si celebra un antichissima usanza che da secoli mescola riti sacri e profani: L’accezione dei falò dedicati a S. Antonio.
Quasi tutti celebrano questa ricorrenza entusiasti dello spettacolo offerto dai tanti falò che nella fredda serata di Gennaio scaldano tanto il fisico quanto il cuore dei tanti partecipanti all’evento, pochi però conoscono la vera origine di questa usanza ed il perché la figura di S. Antonio sia legata al fuoco.

L’origine è da ricercare in un antica leggenda cristiana che vuole il Santo come colui che donò il fuoco all’umanità, probabilmente si tratta di una rivisitazione in chiave cristiana dell’antico mito di Prometeo, di seguito cercherò di farvi un breve riassunto di quella che è la leggenda in questione.
L’intera umanità viveva in un epoca buia e fredda, gli unici mezzi per riscaldarsi erano le pelli animali lavorate in modo da ricavarne pesanti indumenti, ma questo non bastava.
Un anno, in cui il freddo sembrava più pungente del solito, gli uomini si unirono in una grande preghiera rivolta a S. Antonio, chiedendo l’intercessione del Santo affinché riuscisse a trovare una soluzione a quel terribile freddo.
S. Antonio provò una grande tristezza ed escogitò il modo per donare all’intera umanità un mezzo utile a contrastare sia il freddo che l’oscurità.

Si recò all’entrata dell’inferno portando con se un maialetto ed un bastone di Ferula, bussò e chiese ai diavoli il permesso di entrare e riscaldarsi un po’.
I demoni riconobbero immediatamente il santo ed in quanto uomo di Dio e non peccatore gli negarono l’ingresso negli inferi, il Santo allora chiese ai demoni di far entrare almeno il maialetto, i diavoli acconsentirono ma appena varcate le soglie dell’inferno l’animale inizio a correre mettendo tutto a soqquadro, nessuno dei demoni presenti sembrava in grado di placarlo così si videro costretti a chiedere aiuto a S. Antonio.
Il Santo entrò, placò l’animale e con un trucco distrasse i diavoli ed appiccò il fuoco al bastone riuscendo poi a portarlo al di fuori degli inferi.

Vi chiederete come abbia fatto a non farsi notare dai diavoli, dovete sapere che il legno di Ferula ha un cuore spugnoso che continua a bruciare senza far fiamma, un po’ come avviene nella combustione di un sigaro, proprio per questo motivo i demoni non notarono il “furto”.

Una volta fuori dagli inferi, il santo agitò ben bene il bastone e fece volare nel vento le scintille dovute alla combustione del legno, le benedisse e le dono all’umanità che da quel momento poté usufruire del fuoco.
I tanti falò vengono accesi per ricordare il miracoloso evento e per ringraziare S. Antonio del grande dono fatto agli uomini, qui in Puglia è una ricorrenza molto sentita sia dai grandi che dai piccini.

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