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La leggenda di Oria Fumosa

di Mario Contino – Oria, Uria in latino, è una cittadina sita nel Salento settentrionale, in una zona collinare al confine con la Murgia e nel territorio provinciale brindisino.

Antichissimo centro messapico, poi romano, questa città viene ricordata sin dal Medioevo per la sua stabile comunità ebraica.

La leggenda di “Oria Fumosa” è legata ad un fenomeno atmosferico che da secoli ha affascinato l’uomo dando origine a miti e racconti destinati a vivere in eterno nelle memorie o nei testi scritti: La nebbia.

La nebbia, candida, spesso impenetrabile alla vista, incontrollabile ed imprevedibile, ha sempre suscitato rispetto nell’uomo, soprattutto in passato, quando si prestava molta più attenzione a ciò che ci circondava e quando nulla si dava per scontato.

La leggenda che qui vi riporterò ha origini molto antiche, si narra che durante l’edificazione del castello di Oria, lo stesso fu colpito da una terribile maledizione, causa scatenante di crolli ed incidenti che non permettevano il termine dei lavori.

Un consiglio di maghi e streghe decretò che l’unico modo per liberarsi di quella tremenda maledizione fosse quello di compiere un sacrificio alle potenze spirituali, si doveva sacrificare una bambina ed il suo sangue avrebbe reso le mura inattaccabili.

I cavalieri ebbero così l’ordine di procedere con il sacrificio, uscirono di notte e trovarono una bambina dall’animo innocente, la rapirono, la uccisero barbaramente e sparsero il suo sangue sulle mura in costruzione, i crolli cessarono ma a quale prezzo?

Una via innocente fu violentemente strappata via nel mezzo della notte.

La madre, disperata per la perdita della sua piccola figlioletta, in preda allo sconforto, lanciò su Oria un involontaria maledizione pronunciando le seguenti parole: “Possa tu fumare Oria, come ora fuma il mio cuore”.

Si narra che da quel giorno la nebbia arrivi puntuale tutte le notti a nascondere Oria ed il suo castello dal resto del mondo, non per proteggerlo dalla vista del nemico ma per celare pietosamente la vergogna di quel terribile atto compiuto per la sua edificazione.

Ancora oggi gli anziani del posto tramandano oralmente questa leggenda attraverso una frase detta in dialetto locale: “Ad Oria fumosa ‘cctera ‘nna carosa, tant’era picciredda, ca si la mintera ‘mposcia”.

Questa frase si traduce con l’italiano: Ad Oria fumosa uccisero una bambina, così piccola che potevano metterla in tasca.

Una leggenda triste, una storia orribile che merita comunque di essere ricordata, soprattutto perché in ricordo di queste ingiustizie passate possano insegnare agli uomini a non ricommettere gli stessi errori…

O forse sarebbe meglio dire “orrori”.

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2 commenti

  1. questa storia su ORIA spero sia frutto solo di una leggenda per giustificare la nebbia

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