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La leggenda salentina de ‘L’acchiatura’

Mario Contino– Ricordo ancora oggi i racconti della mia anziana zia, racconti di un tempo lontano, stretto nel morso della fame, nei pericoli delle guerre ma ricco di sentimento, di onore, di gioia di vivere e di mistero.

Mia zia citava spesso antiche e nobili famiglie salentine, di alcune riconosceva la ricchezza data dal lavoro onesto o dal loro alto ceto sociale, di altre invece diceva:

“Quiddri suntu ricchi percè hanno cchiuato l’acchiatura”

Questa frase, in stretto dialetto Salentino, potrebbe essere tradotta con:

“Quelli erano diventati ricchi perchè avevano trovato l’antico tesoro”.

A molti suonerà strana l’idea di antichi tesori, ad altri sembrerà molto naturale ma penseranno a ricchezze nascoste da vecchi briganti, pirati o cose simili, nulla di più differente dalla citata “Acchiatura”.

L’acchiatura è realmente un tesoro nascosto, un tesoro dimenticato dal tempo e di valore inestimabile, tanto prezioso da poter cambiare radicalmente la vita di un’intera famiglia arricchendo gli appartenenti della stessa per svariate generazioni.

Il problema è che esisterebbero solo due modi per risalire al luogo in cui questi tesori giacerebbero, uno legato al “bene” l’altro legato al “male”.

Si trattino le precedenti definizioni di “Bene” e “Male” nel modo più comune possibile, potremmo aprire un dibattito filosofico sulla relatività di questi termini, quindi per adesso meglio non soffermarci troppo sul dettaglio.

Si narra che in passato i proprietari terrieri riuscissero a mettere da parte grosse somme di denaro ed oggetti preziosi di ogni sorta che venivano accumulati nel corso degli anni, tutti nascosti in un luogo segreto la cui ubicazione veniva tramandata da padre in figlio, di generazione in generazione.

Questi tesori venivano dunque alimentati nel passare degli anni fino a quando, purtroppo, uno degli eredi non moriva tragicamente senza avere il tempo di comunicare a qualcuno il luogo del nascondiglio dei preziosi e del denaro.

Questo tesoro rimaneva dunque sepolto o nascosto per molto tempo, spesso per sempre. Poteva però capitare che un discendente della famiglia, a distanza di molti anni, sognasse il luogo in cui questo era nascosto.

Questo tipo di sogno era molto particolare: un cosiddetto sogno lucido in cui si rimaneva più o meno coscienti e del quale ci si ricordava esattamente luoghi e indizi utili al ritrovamento del tesoro. Ovviamente si sognava anche il caro defunto, di cui spesso non si aveva neanche memoria che, dopo essersi presentato, svelava il punto esatto ove giaceva l’acchiatura.

Esso era interpretato come “Positivo”, riconducibile ad un famigliare che grazie al consenso divino ritornava per aiutare un parente in difficoltà economica; tuttavia esisteva anche il caso negativo.

Il sogno si presentava più o meno simile ma a svelare il luogo dell’acchiatura era un demone, ed in cambio chiedeva l’anima. Si narrava che la richiesta più comune era quella di prendere una capra, portarla in una Chiesa e fargli mangiare un’ostia consacrata o cose simili molto blasfeme e considerate vere offese verso Dio. Chi compiva l’atto compiva un peccato mortale, vendeva l’anima al diavolo ed il giorno seguente sognava il luogo in cui giaceva il tesoro.

Leggende radicate nella cultura salentina ma anche di altre zone della Puglia, con piccole varianti.

Leggende dalla profonda radice cristiana ma tinte di antica magia

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