• CONSIGLIATI DA “PUGLIA FOLKLORE”

La leggenda di “O Marinarid” di Giovinazzo

di Mario Contino – Tra le mille leggende che la Puglia nasconde sotto l’ombra dei suoi secolari Ulivi, oggi ne citerò una raccontatami da alcuni anziani giovinazzesi. Ho già accennato a Giovinazzo diverse volte, questo piccolo paesino a pochi chilometri da Bari non smette mai di stupirmi ed ogni volta sa rapirmi con il suo folklore di antichissima derivazione.

Quando mi è stata narrata questa storia, non ho potuto fare a meno di viaggiare con la mente nel tempo e nello spazio: “O Marinarid” così sembrerebbe chiamarsi questo strano “spiritello” che di tanto in tanto si sarebbe fatto notare dai fortunati di turno. Purtroppo oggigiorno i ragazzi non sono interessati a queste antiche storie, spesso bollate quale frutto di fantasia e superstizione, un gravissimo errore, “menefreghismo” che contribuisce inesorabilmente alla perdita di valori ed identità alla base del declino socio-culturale che ormai sembra inarrestabile.

Probabilmente la colpa di ciò è da ricercarsi anche nelle istituzioni scolastiche, attente allo studio di tradizioni folkloristiche d’oltre confine e poco inclini alla ricerca delle ben più profonde leggende locali, ormai quasi del tutto dimenticate.

Dalle testimonianze raccolte, non troppe purtroppo, sono riuscito a delineare dei tratti comuni che di seguito riporterò. Il Marinarid’, o Marinaretto come qualcuno lo ha definito, apparirebbe sia di giorno che di notte, sia in luoghi pubblici che privati (per intenderci sarebbe apparso sia in una strada più o meno affollata che su un terrazzo di un abitazione privata).

Avrebbe l’aspetto di un bambino di circa 10 anni, vestito come un piccolo marinaio (il nome “marinaretto” sarebbe la dialettizzazione di: “piccolo marinaio”), con pantaloncini corti, scarpe, maglioncino semplice ed un cappello sulla testa. Le sue apparizioni non sarebbero mai motivo di paura, i testimoni resterebbero più stupiti che terrorizzati.

La testimonianza seguente mi è stata raccontata da un’anziana signora di circa 70 anni che identificherò con le sue iniziali: F.T.. La signora, abbastanza stupita per il mio interesse verso questo “spiritello”, ha deciso di narrarmi la sua storia dimostrando entusiasmo ma anche molta serietà nel descrivere ciò che per lei è ancora una realtà in grado di ripresentarsi e sulla quale non occorre mai scherzare troppo, l’antica prudenza di un epoca ormai lontana.

La signora F. avrà avuto circa 20 anni quando, in un normale pomeriggio estivo, mentre era intenta a stendere il bucato sul terrazzo di quella che un tempo era la casa dei suoi genitori, colta da un improvviso senso di irrequietezza si è voltata ed ha visto ciò che sembrava un normalissimo bambino. Stupita da quanto stava accadendo la donna ha inizialmente pensato al nipote di un vicino ma, quando il fanciullo sarebbe svanito nel nulla davanti i suoi occhi ha immediatamente associato l’evento all’allora ben nota leggenda del “marinaretto”.

Da una mia breve indagine è risultato evidente l’assoluta mancanza di quei fattori normalmente presenti in storie riguardanti presunte manifestazioni spiritiche. La testimone ha infatti dichiarato che durante l’evento non ha subito l’effetto di particolari stati emotivi quali terrore o confusione, non ha avvertito odori particolari e fuori dall’ordinario ne udito suoni anomali, il tutto si sarebbe svolto nella più totale tranquillità, come se la manifestazione spiritica appena vista fosse la cosa più naturale di questo mondo, in più il bambino aveva l’aspetto di un normalissimo essere umano se pur di giovanissima età.

Quanto appena descritto è a mio avviso qualcosa di cui tener debito conto e non sottovalutare in ambito di ricerca. Secondo la leggenda giovinazzese, il “marinaretto” sarebbe in realtà lo spirito di un bambino morto in mare ma il nome assegnatogli deriverebbe più dall’abbigliamento con il quale si presenterebbe, ossia “alla marinara”, secondo altre interpretazioni il “Marinaretto” sarebbe il figlio di un marinaio morto in mare che, a sua volta, sarebbe morto di fame e di stenti.

Ciò che sembrerebbe certo, al di la del nome dato a questo spirito, è che apparirebbe con le sembianze di un bambino e che non sarebbe mai stato associato a qualcosa di “negativo”.

A mio avviso questa leggenda andrebbe preservata, studiata e fatta conoscere alle nuove generazioni, così come molte altre. Ancora una volta rimango stupito nel costatare con quanta poca leggerezza l’odierna società stia cancellando tali leggende e distruggendo le  fondamenta su cui si innalza.

Vorrei suggerire ai giovinazzesi, ed ai turisti che intendano visitare questo antichissimo e vivace borgo, di prestare attenzione non solo ai negozi ma anche alle tradizioni locali, così facendo, forse, potreste anche voi scorgere un simpatico bambino in abiti antichi intento a svanire dopo avervi donato un prezioso sorriso.

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