• CONSIGLIATI DA “PUGLIA FOLKLORE”

Folletti in puglia

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di Mario Contino – In Puglia i folletti e le fate sono presenti in maniera differente nel folclore popolare, da zona in zona.
Mentre i primi sono citati in numerosissime leggende e testimonianze più o meno note ed attendibili, le seconde vengono annoverate in relazione a particolarissimi monumenti o luoghi di immenso fascino.
Esistono poi una serie di altre dichiarazioni che, pur facendo riferimento a manifestazioni spiritiche
di norma non ricondotte, dal folklore, a spiriti della natura, potrebbero rientrare in tale categoria se relazionate a testimonianze e descrizioni più complete, presenti nelle tradizioni di altre parti del mondo.

Inizieremo questo capitolo descrivendo le leggende sui folletti, chiamati in modi diversi in base al luogo di origine del racconto di turno, ma con descrizioni morfologiche e comportamentali molto simili tra loro, e lecito pensare che ogni storia si riferisca ad esseri appartenenti alla medesima specie.

I loro nomi pugliesi più comuni sono:
• I Lauri;
• Gli Uri;
• Li Scazzamurrieddri;
• Li Sciaccuddhi;
• I Monachicchi;
• L’Avurie

Nomi forse per molti versi impronunciabili ma dal suono magico e misterioso.
Questi folletti sono descritti nel seguente modo:
Esseri piccolissimi, alti poco più di 20 cm, con corpo tozzo, arti esili e lunghi in proporzione alla loro statura, vestiti in vario modo ma comunque in abiti molto umili, sempre con un lungo cappello a forma di punta e spesso di colore rosso.
Una loro grande caratteristica sarebbe quella di potersi rendere totalmente invisibili all’uomo ma riuscendo ad interagire comunque sul suo piano fisico, magari per fargli qualche dispetto.
Sarebbero in grado di apparire nei sogni al fine di compiere il loro operato.
Il loro carattere e descritto in modi molto differenti, per alcuni sarebbero pacifici e molto generosi, per altri pericolosi e malvagi, altri ancora li ritengono semplici ma dal carattere molto suscettibile e vendicativo, quest’ultimi consigliano vivamente di non offendere mai uno di questi esserini.

• Un Pastore, nel basso Salento, raccontò di aver avuto un esperienza molto singolare con uno Scazzamurrieddru. L’uomo, ad oggi anziano, raccontò di aver vissuto buona parte della sua vita in una fattoria e per un certo periodo assistette, suo malgrado, ad un fenomeno veramente bizzarro: Ogni notte, alla stessa ora, il gregge di pecore scappava
dalle stalle per essere poi ritrovato a pascolare poco distante dalla stessa fattoria, in modo composto ed ordinato, come se un esperto pastore stesse vigilando sule bestie. L’uomo, intenzionato a risolvere l’arcano, si mise di impegno e dopo un po’ di tempo, in cui il fenomeno non si riuscì ad arginare in alcun modo, scoprì che la causa era da attribuirsi al piccolo folletto, era lui che ogni notte portava gli animali al pascolo.
La certezza la ebbe in una magnifica notte d’estate, quando, uscendo per ritirare il gregge, li parve di intravedere la fugace figura del “folletto”, che scomparve in un istante.

Dalla testimonianza narrata si evince il forte legame tra il folletto e la natura, la sua voglia di vedere gli animali  pascolare sereni al chiaro di luna e non rinchiusi nelle stalle.

• Una ragazza scopri che da qualche settimana un folletto dimorava nel suo fienile. Decise di far finta di nulla anche se conscia che il folletto aveva capito da tempo di essere stato scoperto.
Tutto sembrava filar liscio ma la donna commise un grande errore, chiese al folletto una somma di denaro, pur non avendone stretta necessità. Per tutta risposta il folletto si adirò dicendo:
“Mi permettevi di usare il tuo fienile solo per ricavarne interessi?”
Con queste parole scomparve e non si fece più vedere, continuò però a fare scherzi e dispetti alla ragazza, gli rompeva i vasi ed i piatti, gli buttava a terra bicchieri e bottiglie di vetro, gli annodava i capelli ed intrecciava le criniere del suo cavallo. I dispetti andarono avanti per mesi, fino a quando l’esserino decise che la lezione poteva essere sufficiente.
Anche in questo caso il folletto darebbe stato intravisto con le sembianze di un minuto essere umano, molto piccolo e con un cappello in testa.

• Nella periferia di Lecce, viveva in una graziosa villetta una donna che, ad un certo punto, raccontò di aver visto un Lauro nel giardino di casa. Secondo la descrizione il folletto si trovava nella vegetazione a schiacciare un pisolino ma, accortosi di esser stato scoperto, svanì in un istante per non comparire mai più. Secondo la signora, il suo cane avrebbe continuato a vedere il folletto per alcuni giorni, infatti era solito fissare un preciso punto del giardino dove apparentemente non si trovava nulla di particolare e poi spostava pian piano lo sguardo come se seguisse qualcuno in movimento, scodinzolando di gusto.

• In un paesino del Sud Salento, un uomo di circa 75 anni mi raccontò di aver avuto una spiacevolissima esperienza con uno Scazzamurrieddriu. In base alla sua testimonianza, non occorre mai chiamare o attirare l’attenzione di questo folletto, lui invece, all’età di circa 40 anni, mentre scherzava con un amico in aperta campagna, dovette aver offeso uno di questi folletti insistendo nell’affermare la loro inesistenza durante un dibattito con un amico. La stessa notte il malcapitato subì l’ira del folletto che, resosi invisibile e salitogli sul petto, provocò dolore ed apnea a tal punto da dover richiedere l’intervento del medico del paese.
A nulla valse l’intervento del Dottore, il folletto andò via solo allorquando l’uomo fu condotto in bagno dove, seduto sulla tazza, consumò un pezzettino di formaggio. La tradizione locale vorrebbe che tale gesto sia talmente sgradito all’esserino da procurargli un vero e proprio senso di nausea che lo costringerebbe a desistere ed abbandonare
l’abitazione sentendosi schifato.

• La seguente testimonianza mi è giunta da un paesino nei pressi di Brindisi. Si narra in zona di una famiglia poverissima divenuta improvvisamente più che benestante, tanto da potersi permettere l’acquisto di diverse proprietà immobiliari. Leggenda vorrebbe che una sera la signora L. (userò solo l’iniziale del suo vero nome) si sentì chiamare da una vocina sottile e stridula che però non avrebbe procurato in lei alcun turbamento. La voce era quella di un
piccolo folletto che poco dopo si materializzò sul davanzale interno della finestra, il Lauro si disse colpito dalla modesta condizione economica in cui versava l’intera famiglia e dall’impegno costante che la donna dimostrava ogni giorno nel crescere i suoi 3 figli mantenendo comunque un comportamento modesto ed educato. Propose alla donna di ospitarlo in casa ed in cambio di tale privilegio sarebbe stata ricompensata. La donna accettò l’invito e da quel momento iniziò a trovare somme di denaro, monete e gioielli sparsi qua e la per casa, tanto da riuscire a far studiare i suoi figli e comprare loro una casa. Sull’aspetto del folletto non si conosce molto perché tra i patti intercorsi tra la signora L ed il Lauro vi era un accordo di assoluta segretezza, nessun uomo avrebbe dovuto avere prova certa dell’esistenza di questi spiriti, non ne era ancora degno.

• In un paesino sito vicino ad Otranto, la signora S. O. (Anche in questo caso utilizzo le sole iniziali del nome e del cognome), raccontò di aver vissuto un esperienza particolare con uno Scazzamurrieddriu. La signora sognò il folletto, paffutello ed alto non più di una ventina di centimetri, con in testa il suo bel cappello rosso a punta. Lo spiritello gli chiese incuriosito: “Tappi o moneta”? Con un minimo di lucidità la signora, ricordando le tante leggende locali proprio legate a questa particolare occasione, rispose con un netto “Tappi”. In quel momento lo spirito scomparve e la signora si svegliò d’improvviso, sentendo per qualche secondo dei piccoli passettini ed una goffa risata. Il mattino dopo trovò un paio di orecchini d’oro di gran valore sull’uscio di casa, probabilmente il dono del folletto. Le tante leggende pugliesi vorrebbero che chi rispondesse alla fatidica domanda pretendendo “monete” si svegli pieno di lividi, con i capelli intrecciati ed annodati, la punizione del folletto che invece premierebbe l’umiltà d’animo.

Sempre in merito alle leggende su questi folletti, il folklore pugliese cita un loro punto debole. Chiunque riuscisse a strappar loro via il capello, avrebbe la possibilità di barattare con il Lauro” una ricompensa adeguata alla restituzione dello stesso. Spesso pero, chi ha cercato di ottenere ricchezze tramite questo sotterfugio si e ritrovato a mani vuote ed ha dovuto subire per anni i dispetti del folletto.
Chi invece con umiltà ha restituito il copricapo, scusandosi per il brutto gesto, avrebbe ottenuto come premio e ringraziamento un “Acchiatura”, un antico tesoro sepolto, dimenticato da tutti ma ben noto a questi folletti che, tra l’altro, ne sarebbero i custodi.

• Nella città di Bari, ormai quasi esclusivamente tra gli anziani, detentori di un antico sapere, è viva una leggenda che mi ha particolarmente colpito. Per alcuni si tratterebbe solo di un’antica fiaba narrata ai bambini, per altri invece sarebbe una verità da custodire gelosamente, mi riferisco alla leggenda che vorrebbe spiegare la vera origine della folta vegetazione di Ulivi nella regione Puglia. Questa arra l’avventura, o la disavventura, del Tummà, un antichissimo folletto dal naso molto pronunciato che sarebbe vissuto nella zona dove attualmente sorge la Stazione Ferroviaria. Come ogni folletto della tradizione popolare del Sud Italia, anche il Tummà era attratto da preziosi tesori, così un giorno si mise alla ricerca del tesoro smarrito dagli arabi in quella che allora era l’arida pianura pugliese. Dopo giorni di tentativi e ricerche che non detterò i risultati sperati, il folletto fu colto da disperazione, tanto da scoppiare in un pianto inconsolabile. Solo il fazzoletto donatole dalla fata Dusica”, anch’essa “residente” nell’antica Puglia, tornava utile al folletto per pulirsi gli occhi dalle lacrime che in maniera copiosa finirono per inondare il suolo. Grazie a quel magico liquido nacquero gli Ulivi di cui oggi la Regione Puglia va tanto fiera. Il Tummà, pur essendo meno noto di altri leggendari folletti presenti nel folclore Pugliese, ne conserverebbe alcune caratteristiche comportamentali. Si narra che ancora oggi vaghi per il barese alla ricerca di quel fantastico tesoro, ovviamente ne custodirebbe già molti altri e, se qualcuno riuscisse a strappar via il fazzoletto donatole dalla Fata Dusica, sarebbe disposto a regalare uno di
questi forzieri pieni d’oro pur di riaverlo.

Una leggenda che dimostra, ancora una volta, l’antico legame tra il popolo pugliese e la natura, soprattutto con gli “spiriti della natura” che rappresentavano la personificazione di alcuni suoi aspetti.
Il ritratto che il popolo fa di questi folletti e abbastanza confuso: Amanti della natura, legati alla campagna (dimorerebbero spesso in vecchi fienili “pagliari” o in frantoi ipogei sotto antiche masserie abbandonate), elargitori di doni o punizioni in relazione al comportamento del singolo essere umano. Potremmo affermare che questi esseri abbiano un carattere neutro ma piuttosto scherzoso, visto che la maggior parte dei dispetti e dei disastri a scapito degli uomini, potrebbero essere visti come scherzi relativamente di cattivo gusto, almeno per gli esseri umani.
L’Avurie (o anche Aure) e il protagonista di una credenza popolare molto diffusa nella provincia di Taranto, in particolare a Massafra e nel borgo antico di Taranto. Un folletto che apparirebbe di notte, soprattutto verso l’alba, assumendo le sembianze di un gatto con un cappello. Anche questo avrebbe la malsana abitudine di poggiarsi sul petto del malcapitato di turno causandogli apnea e paralisi.
Sembrerebbe che la saggezza popolare, ancora una volta abbia decretato che l’unico esorcismo valido per allontanare lo spiritello sia quello di sedersi sul wc con pane e formaggio ed invitare l’esserino ad unirsi al banchetto.
Non mancano riferimenti alla figura della Fata, per lo più descritta non in forma umanoide ma come sfera luminosa.
A Lecce, città magica per eccellenza, almeno in Puglia, esiste il Ninfeo delle fate, presso la Masseria Papaleo. All’interno della struttura, da poco oggetto di restauro ed interesse delle istituzioni locali, e possibile visitare il cinquecentesco Ninfeo la cui datazione e fatta risalire al 1585 solo per via di una data posta su un ormai poco visibile affresco rappresentante l’annunciazione. La masseria ed il suo giardino sorgono nei pressi delle famose, almeno per i locali, “Cave di Marco Vito”, circa 300.000 metri quadri di “cave di tufo”, che rendono il paesaggio un luogo surreale,
un’oasi magica nel cuore cittadino. All’interno del “ninfeo” sono presenti ben 6 altorilievi raffiguranti, per l’appunto, stupende Ninfe, nella parte superiore delle nicchie sono ben visibili delle grandi conchiglie. Queste sono poste in 6 nicchie alternate in modo da posizionare una nicchia vuota in mezzo 2 Ninfe per un totale di 12 nicchie. Numero simbolicamente molto interessante e legato all’iniziazione che permette di passare da un piano ordinario (materiale) ad uno sacro (spirituale). Da questa stanza si accede ad un secondo ambiente nel quale, probabilmente, era
presente una vasca circolare posta al centro della stanza e circondata da un sedile. Il riferimento alle “Ninfe”, leggendarie creature cui molto si narra nelle letterature risalenti al periodo greco-romano sembrerebbe palese e per giunta il culto delle Ninfe era spesso legato all’uso dell’acqua quale elemento naturale di questi esseri e sembrerebbe che prima della bonifica avvenuta precedentemente i lavori di scavo all’origine delle cave, quel posto fosse ricco di stagni e sorgenti naturali. Questi esseri sarebbero stati dotati di forma umana e personalità varie nel periodo greco ma sarebbero noti già a civiltà più antiche. Madri di vari eroi, spesso salvatrici e levatrici di fanciulli abbandonati ed altre volte crudeli rapitrici degli stessi, erano esseri rispettati e temuti nello stesso tempo. Rudolf Stainer, come visto in precedenza, attribuisce a questi “esseri” il nome di Ondine (“spiriti” elementari dell’elemento Acqua), mentre nei primi del 1500, Paracelso (Aureolus Theophrastus Bombastus Hohenheim) nel suo libro “Liber de nymphis, pigmaeus et salamandris et de cateris spiritibus”, li definisce Ninfe. Molte sono le leggende legate al “Ninfeo delle Fate” nella Masseria Papaleo, una di esse riferisce che le Ninfe fossero poste a guardia di un “Archiatura”, il leggendario tesoro nascosto di cui molto si parla in differenti leggende tipiche del folklore salentino. Altre leggende citano voci simili a quelle di giovani fanciulle che nottetempo si udirebbero provenire dalla Masseria e qualcuno si spinge oltre citando strane sfere di luce e bagliori luminosi inspiegabili, intravisti all’esterno ed all’interno del Ninfeo. Potremmo azzardare l’ipotesi che anticamente, quel posto fosse già famoso per la presenza di fenomeni luminosi attribuibili a Spiriti della natura? A mio avviso non sarebbe una possibilità da scartare a priori, soprattutto se ancora oggi si continuano a citare episodi inerenti a misteriose luminescenze.

• Questa testimonianza ci giunge da un paese in Provincia di Lecce, a raccontare la vicenda un uomo di circa 40 anni che essendo proprietario di un modesto terreno agricolo si è trovato in diverse occasioni a percorrere le strette strade rurali salentine nel cuore della notte, dopo scampagnate con la famiglia. L’uomo ci ha raccontato che una sera, mentre percorreva una strada che costeggiava un antica cava ormai in disuso, ha chiaramente visto delle sfere luminose azzurre gironzolare rapide tra gli ulivi che radicano nei terreni adiacenti all’aria delle cave. Dopo l’iniziale stupore, ed anche timore in base alle sue parole, decise di fermare l’auto per cercare di comprendere lo strano fenomeno. Quando abbassò il finestrino l’unica cosa che poté constatare fu un chiacchiericcio molto particolare, voci simili a quelle di fanciulle intente a giocare e divertirsi. Per l’uomo non ci furono dubbi, aveva visto delle fatine o spiriti simili. Lo stesso mi ha confidato di non aver mai raccontato nulla a nessuno per timore di esser deriso.

Per quanto riguarda le presunte “fate”, intese nel significato più comune del termine, non si riscontrano troppe testimonianze se non poche e mal descritte.
Quelle sopra riportate sono le più significative che sono riuscito ad ottenere.
Ci tengo a segnalare un fenomeno spiritico che sembrerebbe collegato al mondo delle “fate” ma che, a mio avviso, appartiene a tutt’altro genere di manifestazione.
Nel Barese, a Giovinazzo e zone limitrofe, esiste una leggenda secondo la quale, nelle abitazioni, vivrebbe la “Fata della casa”, uno spirito custode che avrebbe carattere positivo.
Secondo alcune credenze, la fata della casa sarebbe in realtà la manifestazione spiritica della prima persona entrata nell’abitazione appena costruita, secondo altre leggende, lo spirito di uno dei costruttori che si sarebbe legato affettivamente al luogo. In ogni caso sembrerebbe non esserci alcun legame con gli spiriti della natura.

Sempre in zona, segnalerei la leggenda del “Marinaretto”, una manifestazione spiritica che invece potrebbe ben collegarsi a quelle di alcune zone del mondo che vorrebbero alcune categorie di “Spiriti Elementali” , capacissimi di apparire con le sembianze di bambini o bambine (in pratica sembrerebbe una leggenda facente riferimento ad un folletto descritto anche in Giappone ed in altre zone del nostro pianeta).
Il Marinarid’, o Marinaretto come qualcuno lo ha definito, apparirebbe sia di giorno che di notte, sia in luoghi pubblici che privati (per intenderci sarebbe apparso sia in una strada più o meno affollata che su un terrazzo di un abitazione privata).
Avrebbe l’aspetto di un bambino di circa 10 anni, vestito come un piccolo marinaio (il nome “marinaretto” sarebbe la dialettizzazione di: “piccolo marinaio”), con pantaloncini corti, scarpe, maglioncino semplice ed un cappello sulla testa. Le sue apparizioni non sarebbero mai motivo di paura, i testimoni resterebbero più stupiti che terrorizzati.

• La testimonianza seguente mi è stata raccontata da un’anziana signora di circa 70 anni che identificherò con le sue iniziali: F.T.. La signora, abbastanza stupita per il mio interesse verso questo “spiritello”, ha deciso di narrarmi la sua storia dimostrando entusiasmo ma anche molta serietà nel descrivere ciò che per lei è ancora una realtà in grado di
ripresentarsi e sulla quale non occorre mai scherzare troppo, l’antica prudenza di un epoca ormai lontana. La signora F. avrà avuto circa 20 anni quando, in un normale pomeriggio estivo, mentre era intenta a stendere il bucato sul terrazzo di quella che un tempo era la casa dei suoi genitori, colta da un improvviso senso di irrequietezza si è voltata ed ha visto ciò che sembrava un normalissimo bambino. Stupita da quanto stava accadendo la donna ha inizialmente pensato al nipote di un vicino ma, quando il fanciullo sarebbe svanito nel nulla davanti i suoi occhi ha  immediatamente associato l’evento all’allora ben nota leggenda del “marinaretto”. Da una mia breve indagine è risultato evidente l’assoluta mancanza di quei fattori normalmente presenti in storie riguardanti presunte manifestazioni spiritiche. La testimone ha infatti dichiarato che durante l’evento non ha subito l’effetto di particolari stati emotivi quali terrore o confusione, non ha avvertito odori particolari e fuori dall’ordinario ne udito suoni anomali, il tutto si sarebbe svolto nella più totale tranquillità, come se la manifestazione spiritica appena vista fosse la cosa più naturale di questo mondo, in più il bambino aveva l’aspetto di un normalissimo essere umano se pur di
giovanissima età.

Quanto appena descritto e a mio avviso qualcosa di cui tener debito conto e non sottovalutare in ambito di ricerca. Secondo la leggenda giovinazzese, il “marinaretto” sarebbe in realtà lo spirito di un bambino morto in mare, anche se il nome assegnatogli deriverebbe più dall’abbigliamento con il quale si presenterebbe, ossia “alla marinara”, secondo altre interpretazioni il “Marinaretto” sarebbe il figlio di un marinaio morto in mare che, a sua volta, sarebbe morto di fame e di stenti.
A mio avviso potrebbe essere uno “spirito della natura”, non di rado il folklore identifica esseri guardiani dei boschi con l’aspetto di graziosi bambini.

Folletti e fate, la Puglia non è solo mare e commercio, è anche Folklore e tradizioni che citano molti esseri considerati mitici, in seguito vi accorgerete della ricchezza folkloristica che la regione custodisce ancora oggi.

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