• CONSIGLIATI DA “PUGLIA FOLKLORE”

Fantasma autostoppista a Nardò

di MARIO CONTINO – Le più belle leggende sui “fantasmi”, usiamo pure questo termine improprio ma attinente se si resta in ambito folkloristico, non sono quelle sulle infestazioni di questo o quel castello ma, a mio parere, quelle sui presunti spettri autostoppisti. Si tratta di leggende che citano fantasmi intenti a fare proprio l’autostop, chissà poi per quale motivo. Se il discorso fosse circoscritto al solo territorio italiano, allora potrei azzardare che il prezzo della benzina li spinga a chiedere un passaggio per risparmiare. Sarcasmo a parte, queste leggende sono presenti in tutto il mondo ed alcune testimonianze sono veramente degne di nota, presenti nei libri più autorevoli legati al folklore ed alla tradizione, spesso studiate da ricercatori di fama internazionale.

Anche il Salento ha diverse leggende legate all’argomento; abbiamo già citato lo spettro autostoppista di Brindisi, oggi ci spostiamo nel Sud Salento, precisamente a Nardò. Non si conosce molto sull’identità dei soggetti interessati, ma la leggenda metropolitana, ormai conosciuta anche all’estero, cita più o meno quanto segue, con alcune varianti tra racconto e racconto.

In una calda ma piovosa serata d’estate, nel Salento sono frequenti i temporali estivi con relativi acquazzoni. Un ragazzo si dirigeva in auto verso il suo paese: Nardò. Vedendo una ragazza in attesa sul ciglio della strada, sotto la pioggia, decise di accostare e chiedere se avesse bisogno di un passaggio. La ragazza accettò volentieri e si accomodò in auto, per giunta aveva come destinazione lo stesso paese dell’autista, quindi non vi furono problemi per il ragazzo nell’aiutarla.

Di poche parole, non fu facile per i due instaurare un dialogo, che si limitò in saluti e risposte semplici relative alle informazioni sul luogo di destinazione della ragazza. Giunti a Nardò, la fanciulla chiese di essere lasciata nei pressi del cimitero, disse di abitare poco distante e questa risposta non destò alcuno stupore poichè effettivamente non era per niente improbabile.

Scese dall’auto e salutò l’uomo, ringraziandolo in maniera molto educata, chiuse lo sportello e l’uomo si accorse che la passeggera aveva dimenticato sul sedile la sua agenda. Scese dall’auto per chiamarla ma si rese conto che la donna era letteralmente sparita, pur essendo uscita solo da qualche secondo.

Il ragazzo raccolse l’agenda e notò che vi era un indirizzo, quindi decise di recarsi sul posto all’indomani per restituire l’oggetto. Giunse nei pressi di una modesta abitazione, suonò al campanello ed aprì una signora anziana che, appena ascoltò la storia e vide l’agenda, scoppiò in lacrime e chiese al ragazzo di accomodarsi.

È questa la ragazza? Chiese la donna mostrando una foto tra un singhiozzo e l’altro. Si, rispose l’uomo che a questo punto iniziava ad avvertire una certa tensione. Gli è successo qualcosa? L’ho accompagnata ieri sera in paese, aggiunse. La donna allora disse: “Si, è mia figlia ma non è possibile che tu l’abbia accompagnata, non è possibile, mia figlia è morta 10 anni fa in un incidente d’auto, quell’agenda è stata seppellita con lei”. A questo punto, il ragazzo, in preda a terrore e confusione, lasciò l’abitazione e non si fece più vedere.

In linea di massima questa è la leggenda relativa al fantasma autostoppista di Nardò, una trama affascinante degna dei migliori romanzi, ciò che conta però è, ancora una volta, la grande diffusione che questa ha avuto in tutta Italia. Probabilmente, sempre più persone riconoscono nelle leggende e nel folklore qualcosa di proprio, di fisicamente importante, una parte di se stessi che ingiustamente è stata messa da parte dal mondo dell’informazione e dell’istruzione.

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