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I mostri del genio Ezechiele Leandro

di MARIO CONTINO – La Puglia, come è noto, è patria di molti artisti nelle più svariate discipline, molti divenuti famosissimi e noti in tutto il mondo, come gli architetti della monumentale facciata barocca della cattedrale di Lecce, altri invece lasciati in disparte, non perché meno bravi o meritevoli ma perché questo nostro mondo sa essere a volte molto ingiusto.
Trovatello, gli viene imposto il nome di Ezechiele Leandro, riesce a frequentare solo alcune classi della scuola elementare e lavora come pastore. Il 14 novembre 1916 Giovanna Ciurlia riconosce il ragazzo come proprio figlio, in seguito viene chiuso in convento presso i frati.
Nel 1933 sposa Francesca Martina e si trasferisce a San Cesario di Lecce, da questa unione nacquero Maria Pia, Ines, Anna e Angelo affetto da sindrome di Down. Lavoratore instancabile, per mantenere economicamente la sua famiglia trova lavoro come minatore dapprima in Africa, dove rimane venti mesi, e poi in Germania.
Richiamato alle armi viene trasferito diverse volte in varie località fino a quando ritorna presso San Cesario di Lecce, qui nel 1946 apre un’officina di affitto, riparazione e vendita di biciclette. Acquista il terreno in via Cerundolo e inizia la costruzione della sua casa, oggi conosciuta in quanto Casa museo.
Scultore e pittore, partecipa a numerosi concorsi e la TV italiana si occupa di lui nel 1962 in merito al suo impegno nella costruzione del “Santuario della Pazienza”.

Nel 1970 la sua vita è sconvolta per la perdita della moglie; solo l’anno seguente riesce ad esporre a Londra e a partecipare ad importantissimi eventi. Nel 1972 apre a Lecce la Galleria Leandro e la sua fama cresce a tal punto che ancora una volta si occupa di lui la TV nazionale.
Intanto i rapporti con alcuni suoi concittadini si fanno sempre più ostili al punto che nel 1973 è costretto ad innalzare il muro di cinta della sua abitazione per difendersi dall’ignoranza di molti che lo credevano un pazzo creatore di mostri (i mostri pupi, nel dialetto locale). Nel frattempo l’artista diviene di fama internazionale e le sue opere sono esposte a  Lione, Londra, Parigi, Bruxelles, Strasburgo, Berlino e Marsiglia.
Il 12 ottobre 1975 inaugura “Il Santuario della Pazienza”, Museo Leandro San Cesario di Lecce.
La vita non certo facile per questo “artista dell’inconscio”, capace di una forma d’arte primordiale, tanto genuina da spiazzare perfino i critici più importanti. Proprio le mille difficoltà avranno convinto Leandro ad adottare uno strano motto: “Sono come il maiale, da vivo mi disprezzano ma da morto si nutriranno di me”; frase che se compresa risulta addirittura profetica, in grado di far tremare per la sua freddezza.
Un genio, dunque, che segue la sorte di molti altri geni incompresi, persone che vivono da diversi in una società troppo ottusa per comprendere il loro linguaggio.

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