• CONSIGLIATI DA “PUGLIA FOLKLORE”

Vampiri di Puglia

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di Mario Contino –  Oggi parleremo del Vampiro, una figura mitologica divenuta molto celebre grazie a numerosi Romanzi, serie televisive e film, pochi sono a conoscenza della tradizione folkloristica che lega anche questi esseri mitologici alla nostra Puglia. Descritti in molti modi, a volte buoni, altre volte crudeli e spietati, noi cercheremo dapprima di analizzare questo fenomeno ponendoci, come sempre, quali osservatori neutrali. Con il termine “vampiro” oggi si identifica una creatura folkloristica non morta, ossia vivente ma priva di anima e battito cardiaco, capace di restare in vita assorbendo energia vitale dai viventi, cibandosi del sangue umano.

Con l’insorgere della cultura cristiana e, soprattutto in età Medioevale, il vampiro venne accomunato ad una creatura demoniaca creata grazie all’azione del “Diavolo”. In realtà le leggende su spiriti ed esseri che al Vampiro potrebbero aver dato origine sono molto più antiche. In alcune necropoli preistoriche si osservano antiche pratiche molto singolari, ossia l’utilizzo di grosse pietre poste sul corpo dei morti presumibilmente per impedirgli di tornare dall’aldilà, forse già questo un chiaro riferimento alla presenza di figure simili all’odierno Vampiro
In una tavoletta babilonese conservata al
British Museum e possibile rinvenire: un’antica formula magica che servirebbe a proteggersi dai Demoni Notturni succhiatori di sangue, che erano gli Etimmé, quindi un altro chiaro riferimento all’essere oggetto del nostro studio.
Gli antichi ebrei temevano l’Aluka (letteralmente “succhiatore di sangue”), un essere che assaliva i viandanti nel deserto. Tra i Jinn Islamici invece dobbiamo citare una creatura chiamata Ghūl: già nota precedentemente all’avvento della religione Islamica, ritenuta di sesso femminile ed estremamente crudele. Questo spirito sarebbe un entità vampiresca che amerebbe frequentare i cimiteri e succhiare il sangue ai giovani sventurati che dovessero incrociare il suo cammino. La stessa Lilith, demone assiro che la tradizione ebraica vorrebbe essere la prima e malvagia moglie di Adamo, sarebbe considerata un entità vampiresca che non solo si nutrirebbe del sangue ma anche del seme degli uomini considerati sue vittime.

Da sempre l’uomo ha avuto timore dei propri trapassati, la necrofobia ha origine antica, infatti in passato alcune morti dovute a malattie non conosciute si diffondevano per contagio, ergo dopo il primo decesso avvenuto con sintomi X, ne seguivano altri aventi medesimi sintomi e spesso si associavano all’azione dello spirito del primo defunto che, per qualche motivo, restava tra i vivi a seminare morte.

Due delle caratteristiche che possiamo ritrovare in molte leggende legate ai Vampiri sono:

  1. la loro capacità di trasformarsi in animali, soprattutto pipistrelli e ratti,
  2. L’impossibilità di sopravvivere durante il giorno e soprattutto di esporsi alla luce del sole.

Certamente queste credenze, di ovvia origine medioevale, possono essere ricondotte a diversi fattori legati a credenze folkloristico-religiose. Il Nosferatu, il non morto, così come era solito riferirsi ai vampiri, si trasformava in Pipistrello per poter volare ed in ratto, che a ben pensare potrebbe essere stato considerato un Pipistrello privo di ali, per potersi intrufolare nelle case delle ignare vittime senza esser notato. Anche queste caratteristiche potrebbero avere avuto origine dall’osservazione di fenomeni legati ad epidemie, infatti il morso di un ratto potrebbe facilmente trasmettere malattie contagiose. Per quanto riguarda l’impossibilità di quest’essere di esporsi ai raggi solari, la questione si complica un po’ in quanto le credenze sull’ Homo Nocturnus, altro termine utilizzato per identificare il Vampiro, potrebbero aver avuto diverse origini. Certamente alla base ci sarà stata l’osservazione di fenomeni legati a patologie della pelle, ad esempio nel Medioevo era diffusa la protoporphyria crythropoietica, malattia che colpisce i globuli rossi rendendo i soggetti affetti impossibilitati ad esposizioni solari.

Le leggende poi hanno certamente unito l’osservazione del fenomeno alla credenza secondo la quale i Demoni opererebbero la notte dopo le 24 e fino al sorgere del sole. Il Sole identificato come l’occhio di Dio o Dio stesso, aveva di per se un potere esorcizzante contro creature ritenute appartenenti al regno demoniaco. Molte altre caratteristiche attribuite al Vampiro sono di chiara derivazione Cristiana, come, ad esempio, la resa dinnanzi alla Croce o al Crocifisso o l’impossibilità di toccare l’acqua santa o di entrare in Chiesa o in altro luogo consacrato. Vi è poi l’avversità di quest’essere all’argento e all’aglio. L’argento è stato da sempre considerato un elemento purificatore, ergo se il vampirismo venne considerato un male impuro dovuto ad azione Demoniaca, l’argento venne considerato un arma in grado di purificare l’essere. L’aglio è un antibiotico ed un antiparassitario naturale, già in antichità erano riconosciute le sue “speciali doti” e, siccome il vampiro era considerato un “parassita” succhiatore di linfa vitale, l’associazione fu semplice. Senza contare che per un malato affetto da protoporphyria, assumere aglio significava peggiorare i sintomi clinici per un aumento di tossine nel sangue.

Il Vampiro per eccellenza, acclamato e citato in letteratura e ricordato in Cinema e Tv, è senz’altro il Conte Dracula. Dracul in lingua Rumena si traduce con la parola Stregone. E Vladimir, nome assegnato al Conte Dracula, è molto probabilmente da collegare allo storico Vlad Tapes, Principe della Valacchia che in realtà grazie ai suoi severissimi e crudeli metodi di governatore fu un paladino del cristianesimo che riuscì ad impedire l’invasione Turca. La storia narra infatti che quando i turchi arrivarono alla capitale del regno, Targoviste, trovarono circa 8.000 pali ove erano stati infissi altrettanti prigionieri. L’impatto fu così inaspettato e tremendo che decisero subito di ritirarsi impauriti. Ritornando un attimo al idea di “Non Morto”, alla base della figura del Vampiro, occorre citare il concetto di “Violazione di un Tabù” . Frazer, nel suo famosissimo libro, “il Ramo D’oro”, descrive una lunga serie di tabù in grado di dare origine ad un Non Morto, ad esempio tra le tribù africane si crede che, se durante la caccia una moglie sia infedele, il marito verrà morso da un serpente e morirà ma la sua morte sarà disturbata e tornerà da Non Morto per vendicare il Tabù Violato.

Queste credenze sono alla base stessa, probabilmente, del rituale funebre, creato in modo tale da amplificare ed esasperare l’idea di distacco del defunto dal mondo dei vivi, esorcizzando anche la paura per un suo eventuale ritorno, da qui la stranezza di molte antiche sepolture.  Un interessante usanza per impedire ad un morto di resuscitare, era quella di deporlo a faccia in giù nella tomba con un pesante masso su di esso. A tal proposito sono state condotte interessantissime ricerche dalla Dott.ssa Anastasia Tsaliki che si occupa proprio di sepolture “fuori dal comune”, come quelle ritrovate a Cipro e risalenti tra il 7000 ed il 2500 a.C. ove i cadaveri sono stati ritrovati in piccole tombe deposti in posizione contratta schiacciati da lastroni di pietra. Sepolture analoghe sono state ritrovate in Italia e precisamente a Trani, in Puglia. Stando alle testimonianze, sarebbero 2 le tombe ritrovate nella nota cittadina pugliese, all’interno della tomba più piccola si trovava deposto un cadavere inginocchiato, bloccato e
schiacciato da un grande e pesante masso posto sulla schiena; scena simile è riemersa dal secondo sepolcro, qui però i cadaveri erano addirittura tre.
La particolarità di queste sepolture è che quasi certamente furono create per seppellire persone ritenute pericolose al punto da essere uccise violentemente e seppellite in modo tale da impedire il
loro ritorno tra i vivi, come ho spiegato poc’anzi in relazione alle sepolture studiate dalla Dott.ssa Tsaliki.

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