• CONSIGLIATI DA “PUGLIA FOLKLORE”

La Processione dei misteri di Taranto

di MARIO CONTINO – La processione dei Misteri è uno dei rituali più interessanti ed antichi d’Italia, tra i più suggestivi, uno dei momenti che più meritano di essere citati nel folklore religioso pugliese.
I rituali del periodo pasquale partono nel primo pomeriggio del Giovedì Santo, quando inizia il pellegrinaggio dei “Confratelli del Carmine” nei “Sepolcri”, ossia gli altari allestiti in ogni chiesa della città. Escono in coppia, a piedi nudi e incappucciati, percorrendo le vie cittadine sostando in ogni sepolcro lungo il loro percorso.
Sono i perdoni, in tarantino chiamati “perdune”, e simboleggiano i pellegrini che si recavano a Roma in cerca del perdono di Dio, la salvezza per l loro anima macchiata dai peccati terreni.
Le “poste” (così chiamate le coppie dei confratelli in cammino) impiegano diverse ore a compiere il tragitto designato perché avanzano con un dondolio lento e ritmico che i tarantini chiamano “a nazzecate” (piccoli passi eseguiti con un contemporaneo dondolio del corpo, destra/sinistra, che rende il cammino simile ad una danza).
L’ultima coppia di confratelli che abbandona la Chiesa del Carmine viene chiamata “u serrachiese”, in quanto ha il compito di “chiudere – serrare” le chiese.
Quando le coppie di confratelli si incrociano lungo la strada, viene fatto“u salamelicche”, una sorta di saluto nel quale i perdoni si tolgono il cappello e posano i rosari ed i medaglieri contro il petto, un segno di rispetto.Tutti i perdoni devono rientrare alla Chiesa del  Carmine entro la mezzanotte del Giovedì quando, dalla Chiesa di San Domenico, parte la Processione della Madonna Addolorata che si conclude solo il pomeriggio del Venerdì Santo alle 17:00 per consentire l’inizio della seconda processione, quella “dei Misteri”, che parte dalla Chiesa del Carmine per farvi ritorno alle 7:00 del mattino del Sabato. Durante questa processione per la città sfilano le statue rappresentanti la passione di Cristo.
A capo di entrambe le processioni c’è sempre il troccolante, a cui spetta l’incarico di chiudere i riti il Sabato mattina. Questi giunge “nazzicando” davanti alla Chiesa del Carmine e bussa tre volte con la punta del suo bastone chiamato “bordone”) su una delle ante chiuse.
La nascita delle due processioni si ebbe nel 1703, quando Don Diego Calò ordinò a Napoli le statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata. Da allora Don Diego Calò, e per tutti gli anni a seguire i suoi eredi, radunò le confraternite di Taranto per la processione del Venerdì Santo che all’epoca si limitava soltanto al Gesù Morto e all’Addolorata. Nei secoli successivi si aggiunsero alla processione altri simulacri raffiguranti i momenti più importanti della Passione di Cristo.
Certamente questo articolo non rende giustizia al fascino dell’evento che viene seguito da tutto il mondo, nel quale si vive un’atmosfera quasi surreale, emozioni vive, avvertite a pelle, in grado di colpire fedeli e non.
Il mio consiglio è quello di visitare Taranto durante questi giorni ed unirsi alla folla, vivendo pienamente l’evento con fede o curiosa attenzione, nel rispetto però di quanti profondamente sentono la processione come momento di vicinanza a Dio.
Ciò che più affascina dei rituali pasquali tarantini è l’unione che si crea tra tutti i partecipanti, non importa del ceto sociale, del livello culturale, dell’ideale politico ecc.. Tutti in rispettoso silenzio si uniscono in un unicum di idee in grado, a mio avviso, di compiere il vero miracolo.

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